Alternative für Deutschland, la coperta corta della destra tedesca

Intervento apparso sull’Atlante geopolitico Treccani

Quattro anni fa, alle elezioni federali del 2017, Alternative für Deutschland (AfD) ottenne il 12,6% e, con un gruppo parlamentare forte di ben 94 seggi, diventava la principale forza di opposizione alla Grande coalizione di conservatori e socialdemocratici. Questo risultato gli ha permesso, sulla base dei regolamenti parlamentari, di intervenire sempre subito dopo le comunicazioni del governo. Durante la pandemia, dopo gli interventi di Angela Merkel, ad esempio, era Alice Weidel, capogruppo di AfD, a prendere la parola. Eppure, nonostante questa grande esposizione mediatica, il partito soffre e, secondo i sondaggi, non dovrebbe replicare il risultato di quattro anni fa, sebbene potrebbe comunque confermarsi come una forza a doppia cifra.

AfD non sembra in grado di trovare un suo equilibrio: negli anni ha costantemente divorato i suoi stessi dirigenti e già due dei suoi presidenti, prima il fondatore Bernd Lucke e poi Frauke Petry, sono stati messi in minoranza e obbligati a lasciare il partito, che andava sempre più a destra. Negli ultimi quattro anni l’obiettivo di dirigenti come Alexander Gauland e Jörg Meuthen è stato quello di costruire una formazione che sapesse raccogliere il voto di protesta proveniente dall’Est e dall’Ovest ma capace anche di radicarsi nella cosiddetta Mitte, il ‘centro’ della società tedesca. Purtroppo per loro, la coperta, come al solito, si rivela corta e se si tira troppo a destra ci si scopre al centro. La destra, in questo caso, è quella incarnata da Björn Höcke, esponente di quell’area politica cosiddetta Der Flügel, che, messa sotto osservazione dal Verfassungsschutz perché considerata estremista (di destra) e pericolosa per l’ordinamento democratico, è stata (formalmente) sciolta.

Le difficoltà di questa fase si sono viste chiaramente durante la pandemia e nel programma elettorale del partito. In entrambi i casi AfD ha scelto la linea più oltranzista: quando Angela Merkel, nei primi mesi di emergenza del Covid-19, ha dichiarato di non voler rinunciare al federalismo del Paese (scelta confermata praticamente fino alla scorsa primavera), AfD ha scelto di solleticare i movimenti più radicali che negavano la stessa esistenza del virus e denunciavano la dittatura sanitaria. Alla fine dell’anno scorso, proprio durante il congresso, Meuthen aveva cercato di invertire questa tendenza: tra i fischi e le contestazioni aveva ricordato come fosse assurdo parlare di una dittatura proprio mentre AfD, il principale partito di opposizione, teneva il suo congresso. In pratica, Meuthen considerava finita la fase del successo dovuto semplicemente a un partito sempre più radicale, ma non è riuscito a imporsi: del resto proprio lui era stato tra gli artefici dello scontro prima e delle dimissioni poi di Frauke Petry. Secondo più di un osservatore la sconfitta di Meuthen al congresso ha segnato il destino del partito e del gruppo parlamentare e sono in molti a prefigurare una scissione dopo le prossime elezioni.

Anche con la campagna vaccinale il partito ha perso una grande possibilità: ai primi del 2021 la Germania, come il resto d’Europa, vaccinava a ritmi lentissimi, mentre il Regno Unito raggiungeva percentuali rilevanti in poche settimane. È stato il grande momento di successo (durato per la verità abbastanza poco) della Brexit. Proprio in quei giorni anche AfD approvava il programma elettorale nel quale tornava alla sua rivendicazione originaria, con la quale il partito si presentò alle lezioni del 2013 (con un programma di appena quattro pagine, poi divenuto curiosamente introvabile persino on-line). Tuttavia, la scelta di raggiungere l’ala più massimalista del movimento Querdenker, contrarissimi alle vaccinazioni per le tesi più strampalate, ha impedito di politicizzare in modo utile questa vicenda.

Torniamo al programma elettorale. Le due anime del partito si rispecchiano nella questione europea e in quella internazionale. L’ala più radicale si è imposta con il paragrafo “Il fallimento dell’euro”. Secondo AfD, l’Europa, che silenziosamente tenta di trasformare la confederazione tra gli Stati in uno Stato europeo vero e proprio, non contempla un fondamento istituzionale per gestire la moneta unica. Questo comporta costanti politiche contrarie ai trattati. Sin qui, le critiche sono note e anche condivise da parte della base dei conservatori: persino la richiesta di sospendere ogni possibile assunzione di debiti da parte dell’Unione Europea (UE) ‒ il riferimento va a Next Generation ‒ è stato al centro di un ricorso al Tribunale costituzionale federale presentato proprio dall’ex presidente di AfD, professore di economia, Bernd Lucke. Ma a pagina 51 Höcke è riuscito a piazzare la richiesta che sottolinea la nuova radicalità del partito: «Ecco perché la Germania deve porre fine a questa “unione di trasferimento” e porre fine al percorso sbagliato di salvataggio a lungo termine reintroducendo una valuta nazionale, eventualmente mantenendo parallelamente l’euro o un’unità contabile più flessibile simile all’ECU» e ancora (p. 55): «Con le valute nazionali, ogni stato è nuovamente responsabile della sua politica economica, monetaria e finanziaria e riacquista così la sua sovranità politica».

La parte dedicata alle sfide geopolitiche sembra affidata alla ‘vecchia’ guardia del partito, quasi che sull’Europa il partito si mostra molto radicale, mentre sulle “altre” questioni internazionali appare più realistico e più vicino all’ala di Meuthen. Vale a dire: valutazione (per la verità un po’ ingenua) del ruolo positivo di Russia (verso la quale occorre eliminare le sanzioni) e Cina, necessità di terminare il Nord Stream 2, centralità della NATO.

Ma si tratta solo di una piccola concessione alla parte più moderata. A dir poco inquietanti sono alcune valutazioni sulla reintroduzione del servizio di leva obbligatorio e la necessità di ripristinare le capacità militari del Paese: «Le virtù del soldato sono l’onore, la lealtà, il cameratismo e il coraggio. La Bundeswehrdeve vivere le migliori tradizioni della storia militare tedesca» (p. 67). Un intero capitolo – con tutta evidenza dai toni e dal contenuto razzisti – del programma è dedicato all’Islam, nel quale si richiede, fra le altre cose, l’eliminazione delle cattedre di teologia islamica dalle università tedesche, i minareti sono considerati incompatibili con la convenenza tra le religioni, con l’obiettivo di vietare in pubblico burka e niqab.

Il conflitto in corso in AfD è ben visto dai conservatori che vedono radicalizzarsi il suo principale contendente e, quindi, allontanarsi sempre più dalla Mitte: in questo modo, anche un risultato intorno al 10% lascerebbe AfD priva di una prospettiva politica vera, travolta dalle scissioni e destinata a essere ridimensionata come fenomeno politico. Tuttavia, ci sono due aspetti ai quali occorre necessariamente prestare attenzione. Da un lato la radicalizzazione di parte della società tedesca, che con la pandemia ha raggiunto dimensioni non ancora preoccupanti ma certamente ragguardevoli. Lo si è visto nelle manifestazioni dei Querdenker: si tratta certamente di una minoranza, ma non ne va sottovalutato il potenziale. Anche in ragione della pervasività di certi discorsi tra i membri delle forze di sicurezza e della capacità di attivare un immaginario che può essere poi usato da soggetti magari non direttamente esponenti dei movimenti e perciò difficilmente prevedibili da parte della polizia e dei servizi. Proprio come è accaduto ad Hanau e Jena.

Esiste poi il problema, che appare anche della CDU, di come gestire i prossimi anni in Europa: la conclusione del cancellierato Merkel rappresenta anche la fine di una politica disposta sempre e comunque al compromesso. Meuthen voleva infilarsi in questa fase nuova obbligando la CDU a un cambio di passo, ecco perché considera immatura e pericolosa la radicalizzazione impressa da Höcke. La scelta della CDU di affidarsi anche a Friedrich Merz e Hans-Georg Maaßen tenta di coprirsi proprio “a destra” e di riproporsi come partito che dalla Mitte arriva fino ai margini dello spettro politico. Per ora il compromesso è stato raggiunto per vincere le elezioni, ma una risposta a chi chiede maggiore tutela degli interessi tedeschi dovrà essere trovata e costituirà nei prossimi anni la grande sfida per i conservatori.

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