‘L’Europa non è più in Occidente’

Abbiamo incontrato a Berlino Herfried Münkler, professore di Teoria della Politica all’Università Humboldt e autore di diverse pubblicazioni, tra cui Macht in der Mitte (Potenza nel Centro) nel 2015. Insieme alla moglie Marina, professoressa di Letteratura all’Università Tecnica di Dresda, è poi autore di Die neuen Deutschen (I nuovi tedeschi) nel 2016, e Abschied vom Abstieg (Addio al declino) nel 2019. In italiano è uscito presso il Mulino il suo testo Imperi (2008).


LIMESProfessor Münkler, cinque anni fa lei ha pubblicato un libro dedicato alla Potenza nel Centro (Macht in der Mitte) e ai compiti della Germania in Europa. Cominciamo dal concetto di Mitte. Si può individuare un Centro in Europa, spazio che non ha confini chiari? E in che cosa consiste questo Centro?


MÜNKLER Verso nord i confini europei non sono un problema. Verso occidente non lo erano. Tuttavia, adesso bisogna chiedersi se la Gran Bretagna sia il cinquantunesimo Stato federato degli Usa. Lì c’è, dunque, di nuovo un confine problematico. Ma i confini aperti dell’Europa sono verso sud e verso est. Il Sud è in prevalenza un problema dei francesi, con le loro ex colonie, degli spagnoli e degli italiani, soprattutto per le loro specifiche connessioni in Libia e oltre. L’Est era un classico problema tedesco. E con i recenti sviluppi in Bielorussia, dopo i fatti in Ucraina, si pone di nuovo la questione: fino a dove arriva l’Europa a oriente? È ovvio che questo sviluppo viene osservato molto attentamente a Mosca. Ecco perché direi che il Centro è l’attore che ha il compito di tenere insieme questa Europa molto diversificata, non solo per i confini aperti ma anche per le diverse percezioni di minacce e di sfide – si guardino i paesi del Sud Europa sul Mediterraneo e sulle coste d’Oltremare, o gli Stati baltici e la Polonia che, insieme ad altri Stati, guardano verso oriente. Per evitare che le forze centrifughe del continente prendano il sopravvento bisogna inoltre tener conto delle disparità socioeconomiche, delle differenze politiche e costituzionali come pure delle diverse minacce. Questi sono i classici compiti di una Mitte, senza che si possa dire con esattezza geometrica: il Centro è lì.


LIMESLei scrive che la riunificazione tedesca del 1990 ha prodotto questa «potenza nel Centro». Per la Germania finiva una posizione comoda. Trent’anni dopo la Wiedervereinigung arriva però il Brexit, che sposta il centro del continente verso sud-est. Quali altre conseguenze ha il Brexit su questa costellazione? Cos’è oggi questa Mitte?


MÜNKLER Non credo che quella che nel 2015 ho descritto come «potenza nel Centro» si sia, geograficamente, spostata in modo significativo. Credo piuttosto che gli effetti rilevanti del Brexit per la Germania consistano nella circostanza che se ne è andato un paese molto liberista dal punto di vista economico e che adesso la Repubblica Federale ha a che fare soprattutto con Stati membri centralisti, legati a una forte tradizione statuale, vale a dire la Francia e per certi aspetti anche l’Italia. Prima, quando si voleva tenere a bada francesi e italiani, si poteva sempre fare affidamento sui britannici. E questo valeva anche al contrario: se si voleva mostrare loro che lo Stato esige più attenzione dell’economia, si poteva fare affidamento su Francia e Italia. Era una situazione politicamente molto comoda: si poteva mantenere una sorta di posizione a metà tra il dirigismo di Stato e un capitalismo neoliberista quasi senza limiti. Una posizione che ben si adattava anche al temperamento e allo stile di governo della cancelliera Merkel. Sotto questo aspetto, è certamente diventato molto più difficile per i tedeschi tenere in equilibrio l’Europa dopo l’uscita dei britannici. Lo si è visto nella questione del rapporto tra sovvenzioni e prestiti per i fondi per la ricostruzione, che riguarda direttamente Italia, Spagna, Grecia e altri Stati membri. Su questo tema, il governo tedesco ha stretto rapidamente un’alleanza con Macron. Restavano poi solo le resistenze di Stati più piccoli: Austria, Finlandia e Olanda – fra questi la potenza principale. Certamente sarebbe andata diversamente se ci fossero stati i britannici. Sotto questo aspetto, la tettonica dell’Unione Europea è cambiata e questo è uno svantaggio per la Germania. Allo stesso tempo, un vantaggio per la Germania è sicuramente il fatto che la partenza degli inglesi imporrà di rilanciare l’asse franco-tedesco. Lo si è già potuto vedere nei negoziati per rilanciare l’economia europea dopo il lockdown. In conclusione, si può dire che dal Brexit deriva uno spostamento politico più che geografico.

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