Un conflitto che va spento

Per capire perché al confine tra Grecia e Turchia c’è nuovamente tensione – data dal tentativo dei profughi siriani di entrare in Europa e dalla contestuale chiusura dei confini da parte del governo greco, sostenuto dalla Commissione europea – occorre aver chiaro quanto sta avvenendo a Idleb, in Siria, in quelle che si spera siano le ultime fasi della guerra civile siriana.

La Turchia, in due operazioni distinte (all’inizio del 2018 e nell’autunno del 2019), ha occupato i territori siriani a Ovest e poi a Est del fiume Eufrate, nella parte settentrionale della Siria, controllati sin dall’inizio della guerra civile dalle forze curde. Questa illegittima annessione è stata giustificata con la necessità di prevenire azioni terroriste curde, data la contiguità dei gruppi siriani con il Pkk. La motivazione è insufficiente, secondo il diritto internazionale: le operazioni antiterrorismo devono essere ispirate al principio della proporzionalità e avere una durata limitata, mentre l’obiettivo turco è alterare in modo significativo il delicato equilibrio demografico tra curdi e arabi “fedeli” al governo ad Ankara.

Lo scorso ottobre, l’avanzata delle truppe alleate di Ankara determinò una fuga di curdi verso Est e, in particolare, verso il Nord Iraq. Allora si temeva che la fuga dei profughi avrebbe potuto volgersi verso l’Europa, anche in ragione della fragilità dell’Iraq, che vive da mesi una difficilissima crisi politica.

Proprio contro i curdi, Siria e Turchia hanno trovato una momentanea intesa: Assad, il cui esercito è rientrato nei territori dell’Autonomia curda, può adesso trattare con le forze curde, per la definizione della prossima Costituzione siriana, da una posizione di forza e la Turchia ha avuto la sua fascia di sicurezza, per un terzo, lungo il confine siriano. La proposta della ministra tedesca Kramp-Karrenbauer di una forza di pace europea è durata poche ore, affossata persino dai socialdemocratici tedeschi. Tuttavia, quella era l’unica vera possibilità per intervenire nella difficile questione siriana: oggi l’Europa è costretta al silenzio perché del tutto irrilevante e, anzi, è esposta all’attuale ricatto del presidente turco.

Continua sul sito del Mulino.

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