“Al-Baghdadi è morto, lo Stato Islamico no”

Classe 1976, il vicepresidente del parlamento del governo regionale curdo dell’Iraq del Nord (Krg) Hemin Hawrami appartiene alla nuova generazione di politici curdi. Nonostante l’età, ha una lunga esperienza politica: dirige sin dal 2011 l’Ufficio relazioni internazionali del Partito democratico del Kurdistan (Pdk) ed è da sempre al fianco di Masud Barzani, del quale è stato consigliere per la politica estera e soprattutto per il referendum sull’indipendenza del 25 settembre 2017. Ha guidato come capolista il Pdk nelle elezioni parlamentari del 30 settembre 2018, è tra gli artefici del patto di coalizione che ha permesso la formazione del nuovo governo curdo e senza dubbio uno dei più capaci e promettenti tra i politici del Pdk. Con lui abbiamo parlato non solo del futuro della regione autonoma curda ma anche del conflitto in Siria e delle mobilitazioni in Iraq.


LIMES La morte di al-Baghdadi significa che lo Stato Islamico (Isis) è stato sconfitto?


HAWRAMI Il primo problema è intendersi su cosa significhi sconfitto. Già prima della morte di al-Baghdadi l’Isis era stato sconfitto dal punto di vista militare e territoriale. Come Kurdistan siamo molto orgogliosi di aver contribuito sul campo, anche grazie all’aiuto della comunità internazionale e dell’Esercito iracheno, alla sua sconfitta. Detto questo, certamente al-Baghdadi era un grande leader ma le organizzazioni terroristiche non sono costruite esclusivamente attorno ai loro capi: quando questi ultimi muoiono, non viene meno tutto il loro potenziale strategico e militare. La morte di Osama Bin Laden ha forse determinato la scomparsa di Al Qaida? E quella di Abu Musab al-Zarqawi? Certamente la morte di al-Baghdadi è stato un grande risultato ma l’organizzazione che ha creato è ben lontana dall’essere sconfitta, come dimostra il fatto che lo Stato Islamico negli ultimi mesi sia riuscito a intensificare le sue azioni in Iraq tanto sotto il profilo qualitativo quanto sotto quello quantitativo.

 

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