L’emergenza casa nel Paese degli affitti.

La Germania è stata per anni il “Paese degli inquilini”: una normativa estremamente favorevole e l’esperienza della Seconda guerra mondiale spingevano i tedeschi a non investire i propri risparmi nell’acquisto di una casa. Il “mattone” non era redditizio e, contrariamente al caso italiano, tutt’altro che sicuro (dopo la guerra il Paese era stato in buona parte letteralmente raso al suolo). Inoltre, gli affitti erano bassi (perlomeno il rapporto con i salari), la legislazione favorevole agli inquilini. Il caso della Germania Est era, con tutta evidenza diverso, ma similmente il costo della casa, dopo gli anni della ricostruzione, non fu un problema per i tedeschi orientali.

Da tempo non è più così: nelle città con oltre un milione di abitanti (Berlino, Amburgo, Monaco e Colonia) un aumento oltre ogni immaginazione dei prezzi di affitto delle case è da anni una realtà, come nel resto d’Europa. Svendita del patrimonio pubblico – Dresda nel 2006, ad esempio, ha ceduto a un investitore privato tutto il patrimonio pubblico di abitazioni – e attacco di piattaforme online per gli affitti brevi (già dieci anni fa a Berlino nacque un piccolo movimento contro i turisti, accusati di essere i responsabili dell’aumento degli affitti) sono tra i principali i responsabili di una spirale i cui effetti sono noti da tempo.

Berlino non fa eccezione: la capitale tedesca, dopo la riunificazione, ha visto trasformarsi i quartieri del centro, sempre più cari, e, nonostante gli sforzi del governo del Land, al momento la situazione sembra non migliorare. L’aumento del costo degli affitti impatta su una popolazione con salari molto più bassi della media federale, le misure sin qui adottate da Land e Bund (ad esempio la Mietpreisbremse, finalizzata a imporre dei limiti all’aumento del prezzo dell’affitto) non hanno dato i risultati sperati.

Per questo motivo da circa un anno un movimento di cittadini, Deutsche Wohnen und Co enteignen (vale a dire espropriare Deutsche Wohnen e Co., una delle imprese immobiliari più grandi in Germania, con un patrimonio nella sola capitale di oltre 100.000 abitazioni), sta lavorando a possibili alternative: misure radicali che dovrebbero fronteggiare la radicalità del mercato, secondo gli organizzatori. È di queste settimane la proposta di un referendum – la raccolta di firme inizierà il 6 aprile – che punti all’esproprio (Enteignung) di case a tutte quelle società immobiliari che ne detengono più di tremila, facendole diventare (o ridiventare) tutte abitazioni oltre quella soglia di patrimonio pubblico.

Continua sul sito della Rivista il Mulino.

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