Aufstehen: La scissione non dovrebbe esserci

A Berlino Sahra Wagenknecht, Ludger Vollmer, ex sottosegretario agli esteri per i Grünen, e Marco Bülow, parlamentare al Bundestag, ex SPD a novembre uscito dal partito, hanno incontrato mercoledì la stampa straniera per illustrare Aufstehen, il movimento presentato lo scorso agosto.

«L’idea di questo movimento è nata perché da un lato c’è una maggioranza nella società che vuole una diversa politica sociale: un salario minimo più elevato, pensioni migliori, una tassa sui grandi patrimoni. Tuttavia, a questa maggioranza sociale non corrisponde una maggioranza politica che possa imporre questi provvedimenti» ha introdotto Wagenknecht.

I numeri presentati sembrano confortanti: 167.000 adesioni sino ad oggi (tecnicamente si tratta di adesioni gratuite on line ad una piattaforma), di cui 11.000 iscritti alla Linke e 5000 alla SPD, ma «l’ottanta per cento non è iscritto a nessun partito» (qui Wagenknecht sottolinea con orgoglio come Aufstehenraggiunga persone che i partiti tradizionali non intercettano più), spesso attivi nel sindacato e, soprattutto, lavoratori e lavoratrici con occupazioni precarie e mal pagate.

Wagenknecht ha ribadito il suo modello: il movimento francese dei gilet gialli, che ha imposto un cambio di rotta a Macron. Nel corso della conferenza la politica tedesca ripete spesso il paragone, proprio perché i gilet gialli non sono un partito e testimoniano l’incapacità per la politica attuale di dare rappresentanza a una consistente parte della società. «Non occorre essere un partito per cambiare le cose», con l’avvertenza che «la cultura politica tedesca è diversa, spingere le persone a scendere in strada è più difficile. Ma vogliamo esattamente dare visibilità, anche nelle strade, a queste idee che ci animano».

L’idea centrale è di una nuova politica sociale, non limitandosi alla contrarietà alle politiche esiste ma di ricostruire lo Stato sociale, innalzare i salari e di «democratizzare l’economia» come ha ribadito Vollmer. Obiettivi ambiziosi, se non fosse che, al momento, le forze progressiste sono tutte in calo, con l’eccezione proprio dei Grünen, l’ex partito di Vollmer, che nei sondaggi ha addirittura superato la SPD, e non con una presunta radicalità ma con una robusta iniezione di pragmatismo.

Quando si comincia a ragionare del futuro, arrivano i problemi veri: che succederà alle prossime elezioni europee (dove non c’è più la soglia di sbarramento del 5%, cosa che potrebbe spingere il movimento a tentare una corsa solitaria) e nelle elezioni locali? «Aufstehen è un movimento e per ora non intende diventare un partito, certa è una discussione che esiste nel movimento soprattutto perché, come ricordato, molti non aderiscono a nessun partito», ripete Wagenknecht. Ecco perché, alla fine la Wagenknecht, incalzata, ha chiarito qual è la posta in gioco: «In Germania i movimenti non possono candidarsi alle elezioni ma in partiti possono aprire le loro liste agli indipendenti di Aufstehenche potrebbe garantire ai partiti di raggiungere pezzi della popolazione che da tempo hanno perso fiducia nei partiti tradizionali di sinistra». Detto altrimenti: per ora la temuta scissione non dovrebbe concretizzarsi, ma resta alta la tensione, soprattutto nella Linke, dove la Wagenknecht è ancora co-presidentessa del Gruppo parlamentare, in Germania un ruolo per certi aspetti paragonabile, per importanza, a quella di presidente del partito.

Anche sull’immigrazione Wagenknecht ha cercato di smorzare i toni: bisogna assicurare la protezione internazionale a chi ne ha diritto ma, al contempo: «combattere le cause che spingono le persone a scappare. Nessuno lascia la propria casa spontaneamente». E qui davvero non si capisce più la differenza con le posizioni del suo partito. Soprattutto: come si combattono queste cause? Nuove istituzioni globali potrebbero aiutare – come suggeriva proprio Willy Brandt, a cui Wagenknecht si richiama spesso, quasi quarant’anni fa –  o, ad esempio, un ruolo diverso dell’Europa. Ma qui c’è l’altro nervo scoperto di Aufstehen: «Gli attuali trattati sono responsabili di questo stato di cose», del resto nel suo ultimo libro Wagenknecht ha riportato che le istituzioni europee puntano ad una democrazia conforme al mercato. Ma ha glissato, nel libro e nella conferenza, sulla possibilità di cambiarli e sulla strategia da adottare in Europa per le forze progressiste. Se ne riparlerà ad anno nuovo. Probabilmente in sede di definizione delle liste elettorali.

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