L’addio di Angela Merkel alla CDU

Amburgo. Il discorso di Angela Merkel è stato breve, come al solito senza esagerazioni retoriche. Alla fine si è limitata a dire che presiedere la CDU «è stata una grande gioia, è stato un onore».

Ha ricordato i suoi diciotto anni da Vorsitzende, iniziati con il congresso che la elesse nel 2000; allora lo slogan fu Zur Sache. Ha scherzato un po’ sul fatto che fosse uno slogan merkeliano. Privo di retorica, un po’ piatto, senza indicare valori, obiettivi. Era, però, un metodo di lavoro: concentriamoci sulle questioni importanti per il partito e per il paese. Del resto la fase era difficile: Merkel ha sottolineato come, dopo lo scandalo dei fondi che costò il posto a Kohl, la CDU era in una fase difficile, di più: era a rischio la sua stessa sopravvivenza. Merkel cita esplicitamente la scomparsa dell’italiana Democrazia cristiana.

È un modo per segnare il suo mandato lungo diciotto anni, perché non sia ridotto a qualche risultato negativo nei Landtage nell’ultimo anno. La storia della CDU è più complessa: la Repubblica federale festeggerà l’anno prossimo settant’anni e per oltre cinquanta è stata guidata da esponenti dei cristiano democratici (di cui 13 con una donna, lei). E, soprattutto, con lei sono state assunte le decisioni più importanti per sostenere riforme indispensabili, che Merkel enumera con precisione: il sostegno a Schröder per la riforma Hartz, la tenuta di bilancio (la famosa schwarze Null), la riforma dell’esercito, l’introduzione del salario minimo, con l’accordo tra sindacati e imprenditori. Ha citato anche l’accordo con la Turchia sui migranti e l’impegno dei cristiano-democratici per tutelare e rispettare la dignità umana. Scorrendo questo elenco si capisce quanto Merkel abbia segnato la storia dei cristiano democratici e quanto diversa possa essere la strada che intende realizzare Friedrich Merz.

Più che un bilancio, è stato un discorso che ha indicato le sfide di un partito che si candida a rappresentare strati sociali e ceti diversi, la famosa Mitte. Merkel ha interpretato il suo ruolo sempre tenendo presente i valori e le idee che segnano il partito ma il suo contributo è stato averli applicato concretamente, di fronte a sfide considerevoli. Ed è su quello che chiede di essere giudicata.

Ha ricordato che anche di recente il partito è tornato a vincere e a guidare i Länder: Saarland, Schleswig-Holstein e poi lo stesso Hessen, dove il Minsiterpräsident anche dopo un risultato elettorale non spettacolare (lo scorso ottobre, quando Merkel annunciò di non volersi ricandidare alla guida del partito) è rimasto della CDU. Ma non è solo retorica: è un segnale preciso all’opposizione interna al partito. Quei tre Ländersono guidati da alleati di Merkel: nel Saarland c’era addirittura Kramp-Karrenbauer, prima che la stessa Merkel le chiedesse di guidare il partito come Generelsekräterin. E a capo del Hessen c’è Volker Bouffier, che dopo il discorso di Merkel ha preso la parola per ringraziarla ancora una volta con un video con i suoi diciotto anni alla guida del partito.

Ma allora perché lasciare? Una transizione è necessaria: dopo diciotto anni sembra incrinato uno dei presupposti che Merkel ritiene necessari per ogni Servitore dello Stato: «contribuire alla pace interna e alla tenuta del paese». Qui Merkel fa capire che la polarizzazione della società chiede risposte nuove. Ma non solo: non si può ridurre tutto alla questione dei migranti (di cui bisogna tener presente che «abbiamo oggi nel mondo il numero di persone costrette a scappare dalla propria terra più elevato dalla fine della seconda guerra mondiale») perché le priorità e le crisi sono tantissime; Merkel cita: la digitalizzazione, il terrorismo, la destabilizzazione di molte aree del mondo, lo sviluppo della globalizzazione, la Brexit, il mutamento climatico, l’inquinamento da plastica nei mari.

Occorre avviare una fase nuova ma Merkel intende gestirla: ecco perché resta Cancelliera. Ancora una volta il suo metodo di lavoro prevale sul resto: di fonte alla difficilissima crisi dei migranti – la cui gestione la Kanzlerinrivendica pienamente – Merkel avvia una lunga fase di transizione (ben tre anni) e punta a rimettere al centro del sistema politico il suo partito.

Merkel lo ha ribadito: resto Cancelliera federale, lo ha detto ridendo, come se fosse un’ovvietà e la platea ha applaudito. E a chi prenderà il suo posto Merkel lascia un’eredità pesante ma anche un compito difficile: zusammenführen, zusammen führen è lo slogan di questo congresso.

Dopo diciotto anni alla guida del partito, Merkel non va semplicemente via: resta Cancelliera, chi prenderà il suo posto dovrà accontentarsi, almeno fino al 2021, di non essere protagonista, di dover condividere, di dover guidare insieme. La domanda è se oggi la platea di delegati, che l’ha applaudita con tanto calore, la seguirà anche nella scelta del suo successore (Kramp-Karrenbauer) o gli volterà le spalle, scegliendo il suo avversario politico (Friedrich Merz).

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