Ancora sul libro di Andrea Ypsilanti

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Quando nel 2003 Gerhard Schröder, cancelliere federale tedesco, annunciò al Bundestag l’intento di trasformare radicalmente lo stato sociale tedesco, poi concretizzatosi nella famosa Agenda 2010, richiamò una necessità ‘storica’: o ci avrebbe pensato la Socialdemocrazia o lo avrebbe fatto il mercato. Si tratta(va) di una formula logora, per quante volte sia già stata usata, ma ha (aveva) il merito di chiarire il senso della definizione che, da quel momento, viene attribuita alla SPD: una Marktsozialdemokratie, socialdemocrazia di mercato, meglio conforme al mercato. Negli anni successivi la SPD non ha più ritrovato una sua autonomia e per ben due volte ha dato vita a governi di Grande coalizione e, mentre scriviamo, prepara una, ormai data per certa, terza alleanza con i conservatori. Nel frattempo il partito ha perso iscritti (circa la metà), elettori, egemonia e autorevolezza nel paese e, complice il tracollo delle altre socialdemocrazie, in Europa.

Per ripartire, Andrea Ypsilanti, autorevole dirigente della SPD, ha provato a sintetizzare in un libro (Und morgen regieren wir uns selbst) le proposte che da anni una fondazione di Francoforte sul Meno, Institut Solidarische Moderne, sta elaborando con esponenti di tutto il campo progressista tedesco. Ypsilanti avrebbe potuto guidare nel 2008 il primo Land con un governo rosso-rosso-verde ma la decisa contrarietà dei vertici nazionali della SPD mandarono in fumo il progetto.

 

Continua sul sito di Micromega.

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