A che punto è la nuova Grande coalizione.

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Conclusa positivamente la prima fase delle trattative tra Union e SPD, Angela Merkel e Martin Schulz hanno annunciato che sarà possibile continuare a governare con la formula della Grande coalizione. Un giovane si è, però, messo di traverso ai piani del capo della SPD ed è deciso a dare battaglia contro l’accordo. Si tratta di Kevin Kühnert, classe 1989, da qualche mese eletto alla guida dell’organizzazione giovanile, gli Jusos. Non è la prima volta che accade: appena quattro anni fa Johanna Uekermann, allora al posto di Kühnert, fece campagna contro l’accordo del 2013 e riuscì a compattare tutta l’organizzazione giovanile perché votasse no nel referendum interno al partito.

Questa volta, però, è diverso, anche perché sono in molti nel partito a non volere una riedizione della Grande coalizione, che appare come la prima causa del vertiginoso calo di consensi di cui la SPD soffre (e che, peraltro, non sembra favorire chiaramente la Linke) e il congresso del partito del 21 gennaio, convocato proprio per discutere e approvare l’accordo con i conservatori, si preannuncia burrascoso.

Nel frattempo, però, i giovani della SPD hanno già raggiunto un risultato: stanno dimostrando con coerenza e lucidità come la socialdemocrazia tedesca non sia per niente quel partito normalizzato e privo di prospettive come da tempo viene dipinto. Così Kühnert, con grande coraggio e determinazione, sta girando il paese e ripete che quello raggiunto non è un buon accordo e che: «Oltre a discutere di quello che c’è nell’accordo, dovremmo ragionare anche di quello che non c’è». Un modo per dire che le promesse elettorali della SPD, su tutte quella di una Bürgerversicherung, un nuovo modello di assicurazione sanitaria, più inclusivo e attento ai bisogni di lavoratori e lavoratrici, in particolare giovani, non sono state recepite nel corso delle trattative con i conservatori.

Del resto contro la Bürgerversicherung si è schierata tutta la stampa tedesca più conservatrice: la FAZ ha addirittura proposto un – in verità assurdo ed eccessivo – paragone con il modello inglese, di cui sono state evidenziate le pecche e i ritardi: il timore di una riforma davvero di sistema e innovativa ha preoccupato non poco settori rilevanti della società tedesca, che non hanno perso occasione per farsi sentire. Risultato: Martin Schulz, che ne aveva fatto un punto centrale del programma elettorale, non è riuscita a imporla nelle trattative con la CDU e la CSU e nell’accordo presentato la scorsa settimana non ce n’è più traccia.

Non sono pochi i socialdemocratici che temono una nuova esperienza di governo interamente guidata dai partiti conservatori, che finirebbe per sottrarre ancora altri consensi: per la SPD lo scenario terribile sarebbe scendere sotto il 20%. Ecco perché la campagna dei giovani ha una certa rilevanza e appena la settimana scorsa Kühnert è riuscito a far bocciare l’accordo nel congresso del Partito in Sassonia e poi in quello di Berlino (15 gennaio): certamente la situazione sembra diversa nelle roccaforti del partito, ma il ‘ragazzo’ ha fatto breccia nel partito e sta mettendo in difficoltà la dirigenza che ha sottoscritto l’accordo.

Del resto, lo stesso Schulz, la notte delle elezioni, si schierò decisamente contro un nuovo governo di Grande coalizione, chiarendo che il partito sarebbe andato all’opposizione e beccandosi così le critiche dell’ex cancelliere Schröder e di altre figure importanti del partito. Poi il naufragio della coalizione Jamaica – tra liberali, verdi e conservatori – e, soprattutto, l’intervento risoluto del presidente federale, il socialdemocratico Steinmeier, che ha convinto la leadership del partito, hanno rimescolato le carte, obbligando Schulz ad aprire trattative per una nuova Grande coalizione, la terza, nella storia della Repubblica di Berlino.

La situazione per la SPD è molto complicata: le trattative con i conservatori non si sono concluse, con tutta evidenza, in modo soddisfacente e l’accordo che ne è risultato è debole per i socialdemocratici. Schulz, che difende l’Accordo parlando di un «evidente sgravio per la maggioranza dei tedeschi», ha scelto di presentarsi, ancora una volta, come un europeista convinto, chiedendo che nel programma fossero inserite prioritariamente indicazioni chiare sulle politiche europee.

La strategia del leader socialdemocratico si è rivelata, però, perdente: Angela Merkel è stata nel corso dei suoi tre mandati una cancelliera molto attenta, spesso anche a costo di scelte impopolari, all’Europa e alla sua tenuta, cercare di superarla proprio sull’europeismo è impresa ardua e che rischia, oltretutto, di non essere compresa dall’elettorato socialdemocratico.

I conservatori hanno così potuto aver gioco facile nel moderare le richieste di Schulz su altre questioni che avrebbero meglio caratterizzato l’azione di governo: si è già detto dell’assicurazione sanitaria, ma anche sul lavoro e sulle misure per superare le storture del sistema previsto in caso di disoccupazione, l’accordo pubblicato è vago se non inconsistente. Si tratta di un accordo che sembra scritto dai socialdemocratici solo per la forma e le petizioni di principio, i contenuti sono quasi tutti di provenienza conservatrice.

Proprio per queste ragioni Kühnert tenterà di bloccare l’accordo, ipotesi che, a questo punto, aprirebbe la strada a nuove elezioni e che, nei piani della sinistra del partito, potrebbe rimettere in discussione l’ipotesi di una coalizione rosso-rosso-verde, cioè con Linke e Grünen. Ed è a questo punto che a sinistra si sbanda, perché le nuove elezioni potrebbero consegnare uno scenario ancora più funesto, con SPD e Linke puniti ulteriormente da un nuovo ricorso alle urne.

Il vero ostacolo è che tutto il campo progressista, sia la SPD come la Linke e i Grünen, sanno di non poter contare sul favore dell’elettorato: il rischio che tutti temono è una sconfitta per le Volksparteien tradizionali (CDU e SPD) e un ulteriore vantaggio per Alternativ für Deutschland. La Linke, in particolare, dal giorno delle elezioni attraversa un momento difficile: pur aumentando i voti ottenuti, non ha ottenuto i risultati sperati e questa vittoria a metà ha ri-aperto la lotta interna nel partito.

Qualche settimana fa Oskar Lafontaine, il padre nobile, ha dichiarato pubblicamente che è necessario costruire una nuova sinistra, di massa, affermazione ribadita questa settimana da Sahra Wagenknecht, a capo del gruppo parlamentare, in un’intervista a Der Spiegel: al di là delle valutazioni di merito, si tratta di una chiara messa in discussione dell’esperienza della Linke sin qui sperimentata. Le parole di Lafontaine prima e quelle di Wagenknecht poi hanno suscitato molte reazioni, quasi tutte negative e rilanciano nuovamente il triste paradosso per cui l’unità a sinistra si realizza per una scissione.

Il 21 la SPD voterà, in un Congresso, se sostenere l’accordo, avviare la stesura del Patto di coalizione e solo a quel punto dar vita ad un nuovo governo, presumibilmente prima di Pasqua. Al momento solo i giovani della SPD sembrano avere le idee chiare: se dovessero farcela si aprirebbe nel partito una fase nuova, guidata da una nuova generazione. Anche nella Linke, la giovane segretaria del Partito Katja Kipping, classe 1978, si è detta scettica: «Piuttosto che una nuova fase fondativa, meglio provare a radicare il partito, perché ottenga maggiori consensi, dialogando con tutti i movimenti sociali che attraversano il paese». A questo punto pare che il ricambio generazionale sia davvero indispensabile per aprire una fase nuova in Germania.

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