Se son rose, fioriranno…

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Chiuso il congresso di Dortmund, la SPD ha finalmente il suo programma, con il quale proverà a recuperare il divario (enorme) che la separa dall’Union di CDU e CSU, attualmente quasi quattordici punti. La stampa tedesca dedica oggi molto spazio al congresso di Dortmund, soprattutto per il programma (la proposta di riforma del sistema fiscale) e per gli interventi del candidato cancelliere Martin Schulz e del padre nobile della SPD, l’ex Cancelliere federale dal 1998 al 2005 Gerhard Schröder

Resta, purtroppo, in secondo piano il bello ed efficace intervento di Johanna Ueckermann, classe 1987 bavarese, presidentessa degli Jusos. Un intervento certamente ingessato nel rigido cerimoniale socialdemocratico, tuttavia di grande respiro e che offre qualche spunto di considerazione. Molto più di quelli di Schulz e Schröder.

Martin Schulz ha parlato per quasi un’ora e mezzo nel suo classico stile (qui il testo), un intervento un po’ noioso ma questa volta efficace. Ha attaccato Angela Merkel e ha ribadito le priorità del partito: è riuscito a unire il partito e a compattarlo per i prossimi tre mesi di campagna elettorale. Che questo basti a colmare il divario con i conservatori è difficile da sostenere.

Non è stato all’altezza del momento l’intervento di Schröder, davvero di basso profilo: l’ex cancelliere ha difeso se stesso (l’impopolarità come prezzo da pagare per chi s’impegna per le ‘giuste’riforme) più della socialdemocrazia, ha certamente galvanizzato la platea ricordando che la SPD ha spesso centrato rimonte elettorali a prima vista impossibili (si riferiva sempre alle proprie), ha di nuovo attaccato la Linke con argomenti vecchi e obsoleti. Ha detto molto poco per definire il ruolo della Germania in Europa,limitandosi a ribadire che con il nuovo presidente francese, Macron, la migliore delle soluzioni possibile per l’Europa sarebbe proprio una guida franco-tedesca garantita da un Cancelliere socialdemocratico, non ha però chiarito perché Angela Merkel sarebbe un ostacolo a questo nuovo asse tra Parigi e Berlino. Ha speso pochissime parole sul futuro della socialdemocrazia.

Chi ha usato parole chiare e non di circostanza è stata invece la giovane presidentessa degli Jusos.

La mia generazione ne ha abbastanza di Angela Merkel, […] di attendere, di una politica senza idee. […]  Che parla alla pancia delle persone ma non ha il coraggio di cambiare le cose e di renderle più giuste.

Johanna Ueckermann non ha ancora trent’anni ed è dal 2013 alla guida degli Jusos, i giovani socialisti. Nel suo intervento, nel quale ha duramente attaccato la Cancelliera, ha ricordato soprattutto la sua generazione e, in particolare, i contratti precari e i bassi salari, ha posto l’accento sui costi crescenti per le Università e per gli affitti nelle principali città tedesche e ha ricordato che l’unità europea non è qualcosa di scontato ma che va costruita e cementata.

Nella mia generazione ci sono troppi ad avere a un futuro incerto, i nostri contratti di lavoro sono troppo spesso a termine,  i salari degli apprendisti sono ancora troppo bassi per vivere in autonomia […] le donne ricevono ancora un salario più basso di quello degli uomini e hanno meno possibilità di carriera.

Ueckermann fa parte delle nuove leve del partito, quelle che nel 2013, in occasione del referendum interno al partito indetto per approvare il Patto di governo con CDU-CSU, si schierarono contro la Grande coalizione, per provare la strada della coalizione con i Grünen e la Linke. Lo ha ricordato lei stessa, quando ha esordito dicendo di non essere mai stata una sostenitrice di una nuova Grande coalizione.

Ed è questo il punto migliore del suo intervento: i problemi della Germania non possono essere risolti da una Grande coalizione con i conservatori, serve un governo diverso, una formula che facendo perno sulla SPD e su un cancelliere socialdemocratico porti al governo forze fresche e una nuova alleanza progressista. È chiaro che l’intervento di Ueckermann parla soprattutto a quanti immaginano di voler proseguire l’esperienza della collaborazione con i Conservatori anche dopo le elezioni, di nuovo come partito di minoranza della coalizione (tra questi ci sarebbe l’ex segretario e attuale Ministro degli Esteri Sigmar Gabriel).

Certo c’è ancora molto da fare ed è quasi impossibile che questa soluzione possa materializzarsi il prossimo settembre. Tuttavia i giovani della SPD sono finalmente lontani dall’astio che negli ultimi dieci anni ha impedito alla dirigenza socialdemocratica di immaginare anche solo una collaborazione con la Linke (e come l’intervento di Schröder ha mostrato ancora una volta).

Mai come questa volta le elezioni possono rappresentare un cambio generazionale decisivo in tutti i partiti progressisti tedeschi. E basta consultare le attività dell’Institut Solidarische Moderne per rendersi conto che un programma di governo per i tre partiti è già pronto.

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