La sinistra tedesca, una crisi che viene da lontano

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Articolo redatto per il Mulino n.1/2017, pp. 66-74.

L’attuale quadro politico tedesco appare segnato, inevitabilmente, dalla continuità con la Repubblica di Bonn del 1949 come pure dal nuovo contesto determinatosi, dopo la riunificazione, con la Repubblica di Berlino del 1990. Tra gli elementi di continuità tra le due esperienze, spicca evidentemente la Spd, il partito socialdemocratico tedesco, fondato oltre centocinquant’anni fa. In particolare, per comprendere la condizione attuale del partito si possono individuare tre momenti chiave: l’ottobre 1982, il settembre 1998 e il novembre 2005.

La prima data segna la conclusione del decennio socialdemocratico (B. Faulenbach, Das sozialdemokratische Jahrzehnt, Verlag J.H.W. Dietz, 2011), un decennio «lungo» perché apertosi nel ’69, con l’elezione prima di Gustav Heinemann quale presidente federale e poi di Willy Brandt alla cancelleria. Quell’anno determina l’avvio dell’esperienza della coalizione social-liberale, che si concluderà solo nel 1982, quando Helmut Kohl riuscirà a costituire una nuova maggioranza liberal-conservatrice.

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