L’errore.

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La decisione del Governo Turco di arrestare dodici parlamentari del partito HDP, tra cui i due portavoce Selahattin Demirtas e Figen Yüksedag, è un errore drammatico, che vanifica gli sforzi fin qui operati da quanti auspicano relazioni più distese tra Europa e Turchia.

Con tutta evidenza si tratta di una prova di forza finalizzata a eliminare l’unico partito che, sino a oggi, aveva messo in difficoltà Erdoğan, perlomeno nel suo tentativo di governare grazie alla maggioranza assoluta del suo partito, l’AKP.

Il progetto politico del partito filocurdo HDP è di uscire dal classico (e ristretto) ambito della rappresentanza di una minoranza etnica, ponendosi come partito per l’intera Repubblica turca. E, nonostante le mille difficoltà e la strategia di Erdoğan, ci stava riuscendo (lo dimostra il successo del partito anche oltre i tradizionali confini delle aree a maggioranza curda), ma dopo il tentato golpe delle forze guleniste del luglio scorso tutto è cambiato ed era (purtroppo) prevedibile.

In particolare l’Europa ha fatto finta di ignorare la pericolosità del golpe per (i) la tenuta della Turchia, (ii) la (ormai quasi inesistente) stabilità dell’area e (iii) la qualità delle relazioni con il mondo islamico. È chiaro che in molte cancellerie europee (come pure in alcuni settori dell’amministrazione statunitense) il golpe è stato visto come una possibilità di liberarsi di Erdoğan, che, non a caso, ha riallacciato immediatamente relazioni con la Russia di Putin e persino con Israele.

Tuttavia, nonostante sia possibile che Erdoğan vinca questo ennesimo braccio di forza, la sua scelta è un errore. Per una serie di ragioni.

Innanzitutto, privato di una rappresentanza politica, parte del movimento curdo potrebbe radicalizzarsi, sfuggendo anche al controllo della vecchia guarda. L’esito di una nuova escalation militare potrebbe essere imprevedibile ed Erdoğan fa male se crede che la questione possa essere risolta in pochi mesi. Non è cosi, il rischio vero è quello di inasprire il conflitto a livelli imprevedibili.

In secondo luogo, i curdi non hanno avuto nulla a che fare con il golpe, che non hanno esitato a condannare. Colpendo il partito HDP, Erdoğan dimostra di utilizzare il golpe esclusivamente al fine della propria politica personale, una scelta miope e, tutto sommato, di corto respiro. Sarebbe stato meglio, invece, coinvolgere anche i curdi in questa fase e ammetterli nel governo della Turchia post golpe.

Infine, Erdoğan dovrebbe pensare anche al suo partito, a quella AKP che da anni governa, democraticamente, la Turchia. L’AKP è un partito islamico e per anni Erdoğan ha dimostrato che era possibile conciliare il cosiddetto islam politico con alcuni valori della democrazia occidentale (il pluripartitismo, il rispetto delle minoranze, elezioni regolari). In questo modo, invece, Erdoğan consolida (forse) il suo potere personale (che comunque non potrà essere eterno) ma a prezzo di una nuova condanna dell’islam politico e di un rafforzamento dello scetticismo generale.

È davvero conveniente? Non sarebbe stato meglio puntare a una definitiva integrazione dei curdi nel governo del paese? Questo avrebbe richiesto più tempo e anche qualche rischio in più. Ma avrebbe fatto di Erdoğan l’autentico fondatore di una ‘nuova’ Turchia.

PS In queste ore sarebbe meglio evitare dichiarazioni dannose e strumentali: è bene che i colloqui per l’alleggerimento del visto per i cittadini turchi vadano avanti. E quanto all’accordo sull’immigrazione, l’Europa può in ogni momento considerarlo superarlo e proprorne uno nuovo. Gli accordi si fanno in due. Anche quelli con Erdoğan.

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