La sentenza del Tribunale costituzionale federale sul piano Draghi.

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Il Tribunale costituzionale federale tedesco ha rinviato la questione della legittimità delle Outright Monetary Transactions (OMT), il piano varato da Mario Draghi il 6 settembre 2012 e apparentemente mai utilizzato, alla Corte di giustizia dell’Unione europea. Qualcuno, anche nella stampa tedesca, ha parlato, riferendosi alla Corte tedesca, di una vera e propria “abdicazione”. In realtà, la “partita” è tutt’altro che chiusa e c’è da credere che non basterà nemmeno il giudizio della Corte del Lussemburgo per mettere la parola fine al braccio di ferro tra la BCE guidata da Mario Draghi e quanti contestano all’italiano una gestione oltre le competenze che i Trattati assegnano alla Banca centrale, raccolti attorno al “guardiano” dell’ortodossia Jens Weidmann, a capo della Bundesbank (qui le osservazioni della BuBa al piano Draghi inviate lo scorso anno al Tribunale costituzionale federale e in buona parte fatte proprie dalla Corte di Karlsruhe).

La scelta dei giudici tedeschi era in parte obbligata: nelle motivazioni si legge, infatti, che il sistema OMT è chiaramente un atto che eccede le competenze della BCE, finendo così per ledere prerogative proprie di altre istituzioni e degli stessi Stati membri. Se, dunque, a essere messa in discussione è la legittimità dell’atto o, con altre parole, la competenza della BCE, la strada del rinvio alla Corte del Lussemburgo era quasi obbligata.

I giudici di Karlsruhe hanno evidenziato nel proprio ricorso le ragioni che inducono a credere che la decisione del 6 settembre 2012 sia viziata dall’incompetenza della Banca centrale (sussistono notevoli dubbi sulla legittimità della decisione della BCE, § 69). Hanno, inoltre, chiesto in che modo debbano essere interpretati gli articoli del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea (TFUE) relativi alla BCE (in particolare gli artt. 119, 123 e 127).

Per il Tribunale costituzionale federale il piano voluto da Draghi pregiudica il ruolo di garante della stabilità monetaria assegnato dai Trattati alla BCE: in particolare l’art. 123 del TFUE prevede che Sono vietati la concessione di scoperti di conto o qualsiasi altra forma di facilitazione creditizia, da parte della Banca centrale europea […] così come l’acquisto diretto presso di essi di titoli di debito da parte della Banca centrale europea o delle banche centrali nazionali. Il piano del 6 settembre 2012, al contrario, viola questa norma, in particolare, perché interviene nell’acquisto di titoli di Stato “senza alcun limite” ma soprattutto perché “non prevede nessun intervallo temporale tra l’emissione di Titoli di Stato sul mercato primario e il loro acquisto tramite il Sistema europeo delle Banche centrali sul mercato secondario”.

Va segnalato che proprio sulla connessione con gli altri strumenti adottati nel corso della crisi (Fondo europeo di stabilità finanziaria e Meccanismo europeo di Stabilità), la BCE aveva formulato la propria linea difensiva sulla compatibilità tra l’OMT e i Trattati, ovvero nel carattere residuale del piano: The OMT programme seeks only to reduce unwarranted interest rate spikes. […] the OMT programme was not aimed at harmonising the financing conditions of the Member States. The market mechanism will continue to operate, aveva argomentato Jörg Asmussen, il tedesco nell’Executive Board spedito da Mario Draghi nel giugno scorso dinanzi al Tribunale costituzionale federale (per la cronica, Asmussen si è dimesso poche settimane fa per entrare nel nuovo governo federale).

Tuttavia i giudici di Karlsruhe sembrano pensarla diversamente e hanno intravisto proprio nella connessione con gli altri interventi (Fondo europeo di stabilità finanziaria e Meccanismo europeo di Stabilità) una chiara violazione delle competenze del Consiglio e della Commissione. Inoltre l’assenza di limiti quantitativi e la possibilità di intervenire senza specifiche condizioni (sottraendosi così a vincoli presenti in altri programmi di aiuto agli Stati) potrebbe determinare un’alterazione della logica del mercato (e dunque una ulteriore indebita estensione delle competenze della BCE) che deve essere attentamente valutata alla luce delle disposizioni del Trattato.

Ma c’è ancora dell’altro: se la BCE sosteneva che The Governing Council of the ECB will decide independently in each individual case, looking exclusively at the necessity of OMTs from a monetary policy perspective, a giudizio del Tribunale costituzionale federale questa impostazione tradisce un modo di procedere che, differenziando il trattamento verso ogni singolo Stato membro, si rivela sconosciuto (§ 73) alle regole dei Trattati.

In questo modo, quindi, se è difficile immaginare tanto che i giudici del Lussemburgo possano non accogliere il ricorso quanto che essi recepiscano interamente le considerazioni del Tribunale costituzionale tedesco (bocciando così apertamente il meccanismo OTM e obbligando, nei fatti, Mario Draghi alle dimissioni), è invece probabile che la Corte sarà chiamata ad una difficile valutazione delle competenze delle istituzioni comunitarie, finendo comunque per limitare e meglio definire l’autonomia della Banca centrale. Del resto proprio il Tribunale costituzionale federale ha articolato il ricorso definendo una serie di questioni* che, analizzate dalla Corte del Lussemburgo, potrebbero realizzare un compresso, che pur non bocciando il piano, ponga limiti sostanziali al meccanismo ideato da Draghi.

La Corte, infatti, non potrà che rifarsi al rigoroso principio dell’attribuzione delle competenze e, dunque, a una lettura restrittiva dell’art. 123 del TFUE: anche perché se il meccanismo previsto dalla decisione della BCE del 6 settembre 2012 non è stato ancora attivato (a “calmare i mercati” sembra sia bastata la semplice comunicazione della Banca centrale), la Corte del Lussemburgo non interverrà su provvedimenti assunti ma, appunto, sulla compatibilità del piano con i Trattati, o meglio sull’interpretazione data da Draghi al ruolo della BCE.

Il ricorso tornerà poi al Tribunale costituzionale federale che potrà esercitare ulteriori pressioni sul Governo federale e sul Bundestag, con l’argomento che essi non potrebbero lasciar correre una usurpazione di diritti sovrano da parte di un organo dell’Unione Europea (prevedendo, pertanto, un ruolo attivo di Bundestag e Governo federale nel contrastare un processo simile). A tal proposito, si legge nella sentenza (come già in quelle passate su argomenti simili) che l’inerzia delle istituzioni tedesche potrebbe essere anche sanzionata dallo stesso Tribunale costituzionale federale.

Quello che viene rafforzata, dunque, è l’idea che i limiti dell’attuale processo di integrazione – e con esso una maggiore delega di competenze dagli Stati membri alle istituzioni dell’Unione – possono essere superati solo tramite una nuova stagione di accordi fra gli Stati. La massiccia presenza di forze euroscettiche autorizza a credere che la strada da imboccare sia probabilmente quella di interventi graduali di maggiore integrazione, di definizione di regole comune in ambito fiscale e di interventi finalizzati alla fuoriuscita dalla crisi. A patto che si tenga presente che in un’Europa costituita da 28 Stati membri la strada della mediazione è indubbiamente molto complicata e che l’Area della moneta comune richiede cooperazioni rafforzate tra gli Stati che l’hanno costituita per poterla meglio gestire e rafforzare.

* A rilevare contro la compatibilità con l’articolo 123 del TFUE sono le circostanze che la decisione del Consiglio della Banca centrale europea del 6 settembre 2012

aa) non prevede nessuna limitazione quantitativa all’acquisto di Titoli di Stato (Volume)?

bb) Non prevede nessun intervallo temporale tra l’emissione di Titoli di Stato sul mercato primario e il loro acquisto tramite il Sistema europeo delle Banche centrali sul mercato secondario? (Definizione del prezzo di mercato)

cc) Prevede che tutti i Titoli di Stato acquistati siano mantenuti fino alla loro scadenza (Intervento nella logica di mercato)?

dd) Non contiene nessuna richiesta specifica sulla solvibilità dei Titoli di Stato da acquisire? (Rischio di insolvenza)

ee) Preveda un uguale trattamento del Sistema europeo delle Banche centrali con privati e altri detentori di Titoli di Stato? (Taglio del debito)?

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