Pronto il III Governo Merkel.

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Dopo quasi tre mesi dalle elezioni, dopo settimane di trattative tra i partiti della Grande coalizione e il voto degli iscritti della SPD, la Germania ha un nuovo governo, il terzo guidato da Angela Merkel. Alla CDU vanno cinque ministri (Interni, Finanze, Difesa, Salute, Formazione e Ricerca), alla CSU quattro (Trasporti e infrastrutture digitali, Agricoltura, Cooperazione economica e sviluppo) alla SPD sei (Esteri, Economia e Energia, Lavoro e Politiche sociali, Giustizia e Tutela dei consumatori, Famiglia – Anziani – Donne – Giovani e Ambiente).

Contrariamente alle aspettative, Wolfgang Schäuble è rimasto alla guida del ministero delle Finanze (oggi la FAZ gli dedica un articolo, sottolineando come sia l’uomo più importante del II governo Merkel) mentre il Ministero della Difesa è stata affidata a una donna, Ursula von der Leyen (già ministro del Lavoro nello scorso governo e ministro delle Politiche sociali e della Salute nel 2005), che la Zeit prefigura tra i possibili candidati a raccogliere l’eredità di Angela Merkel.

La SPD ha effettivamente “occupato” ministeri volti prevalentemente alla politica interna. In particolare, Sigmar Gabriel, segretario della SPD, ha ottenuto l’Economia e la spinosa delega sull’Energia. Quasi tutta la stampa tedesca è unanime nel riconoscere il successo di Gabriel nella lunga trattativa con l’Union, le deleghe che ha ottenuto e la rinnovata fiducia del suo partito (concretizzatasi nel 76% di favorevoli alla Grande coalizione) ne fanno il numero due del governo. Ma solo il tempo e la sua capacità di gestire il Ministero diranno se potrà ambire tra quattro anni a essere il candidato cancelliere della SPD. Agli Esteri torna Frank-Walter Steinmeier, già Ministro nella Grande coalizione inaugurata nel 2005: non sarà una facile coabitazione, quella tra la Kanzlerin e il suo Ministro, che ebbero modo già in passato di scontrarsi a più riprese.

Scontate le razioni degli altri partiti: critica la Linke, che per bocca di Katja Kipping annuncia un’opposizione dura (magari insieme a quanti, nella SPD, hanno bocciato il Patto di coalizione. I Liberali per ora si limitano a chiedere ai partiti di Governo maggiore chiarezza sulle risorse (e sulla loro provenienza) che sarà necessario reperire per attuare gli impegni del Patto (sulla FDP vale la pena di leggere quanto scritto questa settimana dall’Economist).

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