Accordo raggiunto per il governo in Germania – Prima parte.

Posted by

A poco più di due mesi dalle elezioni federali CDU, CSU e SPD hanno definito il “Patto di coalizione” (Koalitionsvertrag) che sarà alla base del governo tedesco per i prossimi quattro anni. Pur essendo necessaria una verifica del merito dell’accordo, non può non affascinare il metodo utilizzato dalla politica tedesca per superare la fase di stallo successiva alle elezioni, caratterizzata dall’assenza di una chiara maggioranza.

I partiti conservatori hanno avviato colloqui, prima con i Grünen (naufragati, anche se si profila un governo “nero-verde” in Hessen), poi con la SPD per una “Grande coalizione”. Smussati i primi punti decisivi, sono iniziati i colloqui veri e propri, divisi in gruppi di lavoro tematici, affidati a esponenti di tutti e tre i partiti: da quel lavoro è scaturito il Koalitionsvertrag, che sarà sottoposto nei prossimi giorni al voto degli iscritti della SPD (e probabilmente anche di quelli della CDU). Se il voto dovesse essere favorevole, sarà possibile far nascere un nuovo governo, affidato ancora una volta alla guida della Kanzlerin Angela Merkel.

Un simile percorso sembra smentire palesemente la necessità, invocata in Italia da più parti e persino dai massimi vertici istituzionali, di definire “nel più breve tempo possibile” e “a qualsiasi costo” un governo, pena gravissime, ma non meglio precisate, sanzioni. La lezione che arriva dalla Germania, invece, assicura alla democrazia i tempi che le sono propri e ravvisa nell’accordo tra partiti, sulla base del dato elettorale e “alla luce del sole”, la vera ragion d’essere della politica. Di contro a ipotesi verticistiche e slegate da ogni riferimento agli elettori, prive di una qualsiasi spinta riformatrice e di un’ipotesi complessiva di governo, affidate a oscuri e inafferrabili accordi tra leader (?) di partito, massime cariche istituzionali, tecnocrazie e centri di potere di ogni tipo.

3165698750Veniamo al merito. Le 185 pagine dell’accordo rappresentano plasticamente i rapporti di forza usciti dalle urne: il Koalitionsvertrag è segnato, quasi per intero, dal nero dei conservatori, del rosso socialdemocratico resta ben poco.

Il patto di divide in otto grandi temi: 1) Sviluppo, innovazione e benessere, 2) Piena occupazione, qualità del lavoro e sicurezza sociale, 3) Solidità finanziaria, 4) Coesione sociale, 5) Sicurezza e diritti civili, 6) Europa, 7) Responsabilità nel resto del mondo, 8) Modalità di lavoro della coalizione.

Il preambolo sintetizza questioni che i partiti avevano già anticipato nei rispettivi programmi elettorali: grazie alle riforme degli anni passati (il riferimento va ad Agenda 2010 del governo rosso-verde) la Germania ha saputo affrontare la crisi con successo. Tuttavia: Non tutti hanno preso parte a questo sviluppo positivo. Non ci rassegniamo a rapporti di lavoro precari e a guadagni che non sono sufficienti per vivere […] (p. 7). Se le intenzioni, quindi, sembrano riprendere l’afflato della campagna elettorale della SPD e di Peer Steinbrück, a ben guardare le proposte sono quasi tutte ancorate al programma elettorale della CDU-CSU: ridurre il debito ed evitare interventi finalizzati all’aumento delle tasse. La SPD può accontentarsi del salario minimo e di norme meno stringenti per la doppia cittadinanza (che il segretario del partito Sigmar Gabriel aveva posto come obiettivo irrinunciabile allo scorso congresso di Lipsia).

E, tuttavia, le modalità di attivazione del salario minimo potrebbero deludere molti iscritti della SPD: il Mindestlohn verrà introdotto a partire dal 1 gennaio 2015 ma accordi sindacali potrebbero definire delle deroghe fino al 31 dicembre 2016. Dal gennaio 2017 il salario minimo avrà una validità illimitata e senza possibilità di deroghe. La verifica dell’importo sarà affidata a una commissione di esperti (3+3) definiti da Sindacati e associazioni degli imprenditori (pp. 67 e ss.). Il salario minimo, inoltre, non riguarderà i cosiddetti Minijob. Sia detto per inciso che, se l’accordo potrebbe scontentare la base della SPD, la formula individuata è quella che meglio si presta a un’introduzione ponderata e razionale di un salario minimo, che potrebbe creare non pochi problemi, particolarmente nel terziario, se venisse approvato in formule più stringenti.

Sono previste, inoltre, norme per disciplinare ulteriormente il lavoro interinale ed evitare abusi (p. 69): ad esempio, dopo nove mesi dall’assunzione di un lavoratore interinale, la sua retribuzione deve essere pari a quella dei lavoratori assunti direttamente dall’impresa (il rapporto non potrà comunque superare i 18 mesi).

Altri punti di accordo riguardano le pensioni (accordo sulla base della proposta della SPD di possibilità di andare in pensione dopo 45 anni contributivi a 63 anni compiuti, p. 72) e la sanità (obiettivo dichiarato per gli assicurati in casse “pubbliche” che ogni esame specialistico richiesto dal medico di base sia effettuato entro il termine massimo di quattro settimane, p. 75).

Per quanto riguarda il capitolo infrastrutture e istruzione, il contratto blandisce quanto chiesto dalla SPD, senza però chiarire molti aspetti. Ad esempio, nel patto si garantiscono più fondi per l’istruzione e l’Università (p. 27) ma nulla dice sulle tasse universitarie, che la SPD voleva eliminare (e che verosimilmente resteranno in vigore nelle Univeristà che le hanno introdotte). Per le infrastrutture si registra uno stanziamento complessivo di cinque miliardi per gli investimenti urgenti nella rete dei trasporti (p. 89).

Interessanti e da approfondire le disposizioni relative alle banche, con la necessità di salvaguardare il modello tedesco fatto di Casse di risparmio, Cooperative e Istituti privati, p. 93.

Il quarto paragrafo dedicato alla coesione sociale è quello dove la CDU-CSU hanno fatto sentire maggiormente la propria voce: centralità della famiglia, qualità degli asili (ma centralità del Betreuungsgeld voluto dal governo precedente e difeso soprattutto dalla CSU) e interventi mirati per l’integrazione linguistica, in particolare per i bambini provenienti da famiglie dove il tedesco non è lingua veicolare (p. 97, p. 107). Pur rispettando ogni forma di convivenza (e perseguendo ogni forma di discriminazione, p. 105), il programma si limita a sostenere che è necessario dare attuazione alla Sentenza del tribunale costituzionale federale sulle adozioni: un intervento legislativo, quindi, per il diritto di adozione delle coppie omosessuali non sembra essere escluso apriori (per quanto non sia esplicitamente citato). Previsti, inoltre, interventi per limitare l’aumento degli affitti (p.117).

Sin qui, dunque, il Patto sembra premiare Angela Merkel e i conservatori, i quali hanno già fatto sapere che sui punti rispetto ai quali sussiste ancora la necessità di approfondimenti (ad esempio sul pedaggio autostradale) non vanno cercate interpretazioni troppo “estreme” del testo concordato. Ovvero, detto in altri termini: la SPD deve accontentarsi di quanto ottenuto anche perché, se sfuma l’ipotesi della Grande coalizione, si può tornare in poco tempo a nuove elezioni. Che potrebbero essere disastrose per la SPD e, in generale, per le forze progressiste.

(Fine prima parte. Continua…)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...