Note per le elezioni tedesche.

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Provo a fare qualche veloce considerazione sul voto di ieri, quando ormai i risultati sono chiari e definitivi.

  1. Ha votato il 71,5% degli elettori, pocco più di 44 milioni, in leggero aumento (+0,8%) rispetto al 2009.
  2. La Merkel non dispone della maggioranza assoluta: quando i seggi sono stati assegnati tenendo conto eventuali resti, all’Union mancano cinque seggi per poter governare senza alleati.
     
  3. Tutti i principali quotidiani sottolineano il fatto che la Merkel entra con questa elezioni di diritto tra i grandi Cancellieri tedeschi (dopo Adenauer, Brandt e Kohl). Ecco perché l’assenza di una maggioranza non sminuisce la vittoria della Kanzlerin: non è detto che dovrà cercare un alleato (la SPD, per una Grande coalizione, o i Verdi). Qualcuno già prefigura un governo “di minoranza”. Merkel potrà comunque far leva su di un ottimo risultato elettorale per intavolare trattative con gli altri partiti presenti nel Bundestag. In particolare la vittoria della CDU e il buon risultato degli “euroscettici” di AfD rafforzano la posizione in Europa di Angela Merkel che potrà così presentarsi come la sola in grado di sviluppare politiche europeiste. L’alternativa alla Merkel, al momento, sono i partiti contro l’Euro.
  4. La CDU si conferma un partito di massa: quasi 16 milioni e mezzo di voti (il 37,2%) da unire ai tre milioni e mezzo (8,1%) della bavarese CSU. Un risultato notevole, il migliore dalla riunificazione a oggi, come ha commentato Angela Merkel subito dopo le prime proiezioni. Con buona pace di vocazioni maggioritarie, partiti liquidi e amenità del genere: vince un partito forte, radicato sul territorio, fatto da uomini e donne di tutte le età (Schäuble, un signore nato nel 1942, sarà riconfermato Ministro delle Finanze ed è in Parlamento dal 1972, ministro dal 1984 e nel ’90 ha subito un attentato). Soprattutto vince un partito attento e rispettoso dello Stato sociale tedesco come pure delle relazioni industriali incentrate sulla Mitbestimmung.
  5. I liberali della FDP sono fuori dal Parlamento. Dico subito che non è un risultato di cui gioire. Anzitutto perché per pochi voti non superano la soglia di sbarramento ed è un peccato che quelle idee non possano essere rappresentate in Parlamento (bellissima comunque è la copertina della Taz che sfotte i liberali…). In secondo luogo perché, privo delle responsabilità di governo, il partito potrebbe condurre nuovamente una campagna durissima contro sindacati e stato sociale, recuperando anche voti dal bacino degli euroscettici. La FDP non è finita ma il disastro elettorale dovrà accelerare il rinnovamento della dirigenza che negli ultimi anni ha mostrato tutti i suoi limiti, sia in termini di elaborazione che di guida politica. In particolare la nuova leadership potrebbe muoversi sapientemente tra CDU e SPD presentandosi come potenziale alleato di entrambi.
  6. La Germania si conferma un paese tradizionale e conservatore, in particolare in un momento così delicato come quello segnato dalla crisi economica. L’Union vince quasi ovunque, lasciando alla socialdemocrazia e alla Linke solo le roccaforti operaie e parte della città-Stato di Berlino.
  7. Il caso di Berlino è emblematico: quasi tutto l’ovest della città alla CDU (+3,7%), il quartiere centrale alla SPD, l’est prevalentemente alla Linke e il quartiere di Friedrichshain-Kreuzberg ai Verdi. In pratica: la città è ancora chiaramente divisa a metà, il radicamento è prevalentemente della CDU, la Linke tiene nelle sue roccaforti tradizionali (ma perde qualche punto percentuale), i Verdi riescono a mantenere il proprio eletto nel quartiere degli artisti e di intellettualità varia. 3,2% ai Pirati (ben al di sopra della media nazionale) e buon risultato anche per AfD.
  8. A sinistra le cose vanno male. La SPD guadagna appena un punto percentuale e mezzo rispetto al 2009 (peggior risultato di sempre). La Linke perde il 2,9% (quasi duecentomila voti) e si attesta come forza prevalentemente regionale (a est). I Verdi perdono quasi cinquecentomila voti (-1,9%).
  9. Come la Merkel ha vinto chiaramente queste elezioni, altrettanto nettamente la sinistra le ha perse. Poco importa avere la maggioranza assoluta (per 4 voti) al Bundestag. Se questi partiti sono intenzionati a governare devono immaginare da subito un’opposizione comune per definire quanto prima una proposta di governo di un paese che, per il momento, li guarda con indifferenza. La SPD è chiamata a un duro compito: riunire l’opposizione e provare a definire un programma e una coalizione di governo alternativa alla Merkel. Per ora il partito cresce quasi solo nei grandi centri cittadini (Amburgo, Brema e lo Schleswig-Holstein) mentre si limita a “reggere” nei Länder del centro sud (in particolare la renania, il Nord Reno Westfalia e il Baden Württemberg).
  10. La Linke deve proseguire il ricambio generazionale: il risultato del partito è stato accolto con soddisfazione solo perché, appena un anno e mezzo fa, il partito sembrava morto. La rianimazione non significa automaticamente salute ed eterna giovinezza. Anzi: il partito esprime consensi a doppia cifra quasi esclusivamente a Est, a Ovest regge praticamente solo nella Saarland di Oskar Lafontaine, e in alcune zone di Brema, Amburgo e Duisburg. C’è ancora molto da fare per dare prospettiva e slancio al partito.
  11. AfD si afferma a macchia di leopardo in buona parte del paese: in particolare al nord, in alcune aree della Baviera e della Sassonia (i votanti dell’AfD provengono quasi trasversalmente da tutti i principali partiti, Linke compresa, è, inoltre, un voto trasversale anche socialmente). Non saranno in Parlamento e adesso li attende la prova del nove, ovvero dimostrare di riuscire ad organizzarsi come una forza politica. Non sarà semplice: nel frattempo Angela Merkel potrà usarne lo spauracchio per presentare la sua politica in Europa come priva di alternative.
  12. I neonazisti della NPD perdono qualcosina (0,3%) ma prendono comunque oltre 600.000 voti, soprattutto nelle regioni depresse dell’Est.
  13. Le elezioni sono finite, si aprono ora i colloqui per la formazione del governo. Sono state elezioni molto seguite in tutta Europa: la favola della fine della sovranità nazionale e degli Stati trova nell’attenzione che questo evento ha suscitato negli altri paesi la sua smentita più efficace.

PS I tedeschi sono fantastici: dopo meno di 24 ore hanno pubblicato i dati di tutte le sezioni. Nella mia strada hanno votato così (Linke primo partito al 26% seguito dalla SPD). Non si può non ammirare questa efficienza 🙂

 

+++Aggiornamento 26 settembre+++

Mi sono accorto di essere stato troppo ottimista nella valutazione della sconfitta della sinistra. Non vale correggere il post. Ne parlerò meglio in quello successivo.

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