Meno male che Repubblica c’è…

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È forse troppo chiedere a Repubblica e Maurizio Ricci di citare le fonti dei propri articoli? E, magari, di leggerle meglio?

Titolo: Economisti contro il modello Germania. Sarà.

Nell’articolo si fa riferimento a due (2) economisti. E dunque non fa una piega: due è plurale (ed è più di uno). Insomma Totò e Peppino uniti a Berlino.

Il primo è Sebastian Dullien, ex giornalista del Financial Times e attualmente professore alla HTW di Berlino (per favore non scrivete insegna all’Università di Berlino, non significa niente…) che dovrebbe guidare la carica di agguerriti economisti (qui, però, c’è un problema: se sono in due e uno guida, a caricare è, tecnicamente, uno solo. Ma diciamo pure che a fare la carica, agguerritamente, sono tutti e due).

Il professore, secondo Repubblica, smonterebbe la retorica delle riforme Schröder dei primi anni 2000. Cioè? Repubblica e Ricci ritengono che non si dovesse modificare lo stato sociale? Stanno dalla parte della Linke, il partito definito simpaticamente dallo stesso quotidiano come una sorta di centro nostalgici pro DDR?

Macché: Quelle riforme non hanno toccato il sistema tedesco di contrattazione collettiva, gli orari e neanche una maggiore facilità di licenziamento.

Ah, quindi è una critica, per così, dire “da destra”: avete riformato troppo poco, tant’è che le protezioni per i lavoratori a tempo indeterminato sono rimaste inalterate. Meno male che c’è Repubblica che lo ricorda: domani vado a dirlo a quelli dell’Agentur für Arbeit, hai visto mai che s’impressionano. Non è chiaro, però, se la proposta sia di maggiore flessibilità: sembrerebbe di si, con possibilità di licenziamenti più facili nel settore manifatturiero. Forse Repubblica, o più probabilmente le fonti di Repubblica puntano ad una destrutturazione del sistema della Mitbestimmung. Saranno contenti al sindacato.

Ma proseguiamo: come è stata possibile questa riduzione dei salari? Ma è ovvio: La flessibilità è stata scaricata tutta sui lavoratori delle agenzie di lavoro temporaneo e sui disoccupati spinti a lavorare, grazie ad una forma di sussidio pubblico ai bassi salari. La prima fase è più da volantino studentesco (fatto male, se posso dire), la seconda puzza di copia venuta male. Occorre un po’ di interpretazione.

Dunque, le riforme Schröder non avrebbero toccato i “garantiti” che sono rimasti tali (e certo: il mercato è sempre spaccato in due tronconi), avrebbero introdotto, però, il lavoro interinale: presumo sia questo il concetto di agenzie di lavoro temporaneo che, con buona pace di Repubblica, esistono anche in Italia, dove, però, almeno a mia memoria (ma posso sbagliare) non esiste l’accordo collettivo tra parti sociali per i requisiti minimi del lavoro interinale.

La vera arma del delitto sarebbe, però, l’Hartz IV, ma anche qui posso solo andare per via interpretativa, che essendo troppo basso spingerebbe verso il basso tutti i salari. Qui, in effetti, non siamo tanto lontani dal vero: l’Hartz IV si regola su alcune clausole che impongono al lavoratore (disoccupato) di accettare qualsiasi offerta di lavoro, pena la perdita del sussidio. Questo ha avuto certamente effetto sui salari (in particolare in alcuni settori dei servizi) e, infatti, l’istituto dovrà essere rivisto. Non è chiara però quale sia la posizione di Repubblica: bisogna aumentare l’importo del sussidio, rendere più flessibile il mercato del lavoro, eliminare il lavoro interinale o cosa? Boh, fate voi, a piacere.

Insomma, il miracolo tedesco, il boom delle esportazioni, sarebbero solo il risultato di bassi salari. Beh, insomma: nel settore manifatturiero i salari sono stati contenuti nel corso degli anni ottanta e novanta, da qualche anno, invece, la contrattazione registra dei miglioramenti; è soprattutto il mondo dei servizi che il salario ha conosciuto una potente contrazione. SPD, Verdi, Linke e Pirati chiedono a tal proposito un salario minimo fissato per legge, la Merkel chiede che sia imposto solo l’obbligo per le parti sociali di determinare l’importo, nella contrattazione collettiva, di un salario minimo. Senza dimenticare il fatto che, in piena crisi, questo paese ha indici di occupazione record (la Merkel vince le elezioni con lo slogan, contestabile certamente ma piuttosto efficace: un lavoro è sempre meglio di nessun lavoro). Ma addebitare la riuscita delle esportazioni tedesche a un modello cinese (bassi salari) è una roba comica.

Se qualcuno volesse leggere la “fonte” (a voler essere buoni…), presumo sia questa. Ma nei prossimi giorni, con calma, cercherò più accuratamente.

Viene, poi, citato Adam Posen (se Dullien guida, lui, per logica deduzione, dovrebbe essere quello che carica…), uno statunitense e quindi, diciamo così, non proprio neutrale rispetto alle politiche da attuare in Germania (nel senso che una Germania troppo forte è da anni l’incubo degli Stati Uniti). Il quale sembra consigliare di aprire i cordoni della borsa: spendere e spandere, in istruzione, infrastrutture. Ma ve lo immaginate uno della Trilateral che chiede sussidi pubblici più alti per i disoccupati e più borse di studio (così, per la gloria)? A Repubblica se lo immaginano…anche perché il risultato, nel lungo periodo, sarebbe negarsi la crescita. Ah ecco…Stavamo in pensiero…

+++Aggiornamento 17.09.2013+++

Anche in Italia esiste il CCNL per l’interinale. RIngrazio Roberto Iovino per la segnalazione.

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