La Linke alle elezioni: c’è vita a sinistra? Ultima puntata.

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È davvero difficile raccontare la vicenda della Linke degli ultimi anni. Il partito, nato pochi anni fa, aveva destato speranze e curiosità in Europa, presto frustrate dall’emergere di evidenti limiti nell’azione politica: pesava sia l’ancora profonda distanza tra la cultura politica dell’est e quella dell’ovest, sia una certa percezione tra l’elettorato di una “inutilità” del partito che, escludendo qualsiasi forma di collaborazione con la SPD, sembrava non essere in grado di sostanziare una proposta di governo (men che mai in un momento così particolare come quello segnato dalla crisi economica ed europea). Lo scorso anno si era, addirittura, temuta la scissione.

Tuttavia la nuova dirigenza e, in particolare, la brava e giovane Katja Kipping (è la portavoce del Partito, nata nel 1978 e proveniente dalla ex Germania dell’Est, insieme a Bernd Riexinger, un ex sindacalista dell’ovest: ne parlammo qui) sembra aver ridato nuova credibilità al partito: i sondaggi non sono entusiasmanti ma anche questa volta la Linke dovrebbe agevolmente superare la soglia del 5% e presentarsi come forza federale e non semplicemente come espressione politica regionale, limitata ai Länder della vecchia DDR, come aveva accusato mesi fa il segretario della SPD Sigmar Gabriel. La Kipping è riuscita a costruire un buon rapporto con i movimenti (ad esempio, Occupy a Francoforte) e ha spinto anche per un programma radicale ma di buon senso: la giovane età, inoltre, le permette di superare facilmente le incomprensioni e le distanze tra Est e Ovest e di coniugare con estrema semplicità l’impegno al Bundestag e la partecipazione (mai ridotta a episodi di semplice testimonianza) a mobilitazioni e proteste (contro l’introduzione delle tasse universitarie, contro l’estrema destra, contro le politiche del governo) in tutta la Germania.

620011004_LinkePV_Webbanner_Wahlprogramm_260x105pxIl programma elettorale sembra aver recepito questa impostazione: è un testo chiaro e ambizioso, il titolo 100% Sozial (qui versioni in altri formati e qui una sintesi in italiano a cui si rimanda per un approfondimento ulteriore del programma: davvero meritevole l’iniziativa di aver realizzato versioni del programma in quasi tutte le principali lingue straniere parlate in Germania) riflette la richiesta di maggiore giustizia sociale e attenzione per le fasce più a rischio, detto in altri termini: più uguaglianza (l’approccio è, quindi, molto simile a quello della SPD). Un programma valido, formulato tenendo presente obiettivi di lunga durata e impegni di breve periodo. Il caso dell’Hartz IV è emblematico: la Linke vuole abolirlo (p. 17) e sostituirlo con un contributo minimo di sussistenza (1050 Euro), privo dell’eccessiva burocrazia come dei tanti obblighi che contraddistinguono l’attuale sussidio (ad esempio l’obbligo di accettare qualsiasi lavoro offerta pena la possibilità di perdere il sussidio stesso). In attesa di implementare questo sistema, che dovrebbe definire una radicale riforma della previdenza sociale (sul modello di quanto proposto anche dai Pirati), la Linke reclama, come obiettivo intermedio, l’aumento dell’importo mensile dell’Hartz IV (fino a 500 euro) e la fine del regime delle sanzioni (un sistema che ha reso l’Agentur für Arbeit e il Job center, responsabili dell’erogazione dei sussidi di disoccupazione e di quelli di sussistenza, odiatissimi dai tedeschi). La proposta potrebbe essere sicuramente al centro di una riforma dell’assistenza sociale di un governo alternativo a quello della Merkel, tenendo presente che persino tra i socialdemocratici c’è la convinzione di dover rivedere il sistema nato con Agenda 2010.

Se il programma assume, quindi, un’impostazione sicuramente ragionevole e di buon senso, è, però, minato, dobbiamo ripeterci, da una contraddizione già riscontrata nel libro di Gysi: la totale assenza di una vera prospettiva di governo con la SPD e i Grünen, senza la quale gli impegni della Linke possono apparire, a buona parte dell’elettorato, vani e fondamentalmente privi di una vera consistenza. Va, però, rimarcato che in questo programma i toni contro la SPD sono stati sicuramente ammorbidati (dispiace invece, dover costatare che, ancora oggi, sia la SPD che i Grünen considerano la Linke inaffidabile per un’ipotesi di governo).

Ad aprire il programma è il lavoro: la Linke muove da una critica al pacchetto di riforme volute dal governo socialdemocratico di Schröder, Agenda 2010. Si comincia chiedendo il divieto del lavoro interinale e, in fase intermedia, un obbligo di uguale retribuzione per i lavoratori interinali con quelli assunti direttamente dall’impresa (pp. 12-13), una regolamentazione più efficace dei praktika (i tirocini) e un salario minimo imposto per legge (la Linke chiede inoltre che il salario minimo sia rivisto annualmente tenuto conto dell’inflazione e della produttività, per il primo periodo esso deve corrispondere al 60% del guadagno medio nazionale, ovvero 12 euro l’ora: davvero tanto ma la proposta è simile s quella dei Pirati e un compromesso con la SPD è sicuramente possibile). Come nel caso della SPD, dei Grünen e dei Pirati anche la Linke reclama maggiori poteri per i sindacati e un rafforzamento della Mitbestimmung. Sono, inoltre, previsti interventi per limitare il monte ore settimanale, per introdurre norme per combattere lo stress a lavoro e per rafforzare il diritto di sciopero (pp. 14 e ss.). Richiesta, inoltre, la possibilità per tutti di andare in pensione a 65 anni (di contro ai 67 attuali) e di fissare l’importo minimo delle pensioni a 1050 Euro.

Rispetto alla crisi, la Linke sceglie di difendere il sistema dell’Euro (smentendo quindi il suo padre fondatore Lafontaine, p. 49), di chiedere la revisione degli aiuti alle banche, da finalizzare ad una riforma del sistema stesso che punti ad un controllo pubblico sulle banche e al rafforzamento del modello cooperativo e di quello delle Casse di Risparmio (Sparkassen), di dar vita ad un’Agenzia di Rating pubblica ed europea e di istituire una banca pubblica europea per la gestione dei prestiti agli Stati in difficoltà (p. 47, ne parlava anche Gysi nel suo libro). Si richiede, inoltre, l’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie (p. 26 e p. 47) e, insieme agli altri partiti della Sinistra europea, l’introduzione di una tassa sui patrimoni oltre il milione di euro. In particolare (p. 25) per la Germania si prevede che la tassa una tantum sia del 10% per patrimoni sopra il milione di euro, del 20% da 10 milioni di euro, del 30% per patrimoni oltre i 100 milioni di euro (si prevedono, inoltre, sgravi per i redditi più bassi). Per i redditi oltre il milione di euro il prelievo dovrà essere del 75% (p. 26). Da segnalare anche la promozione del modello cooperativo (p. 63) come alternativa all’attuale modello di produzione (la proposta è molto simile a quella della SPD).

Buoni gli interventi sulla sanità: abolizione del ticket, impegni precisi delle Krankenkasse nell’assunzione di tutti i costi necessari per le prestazioni mediche prescritte, maggiore accesso alle cure psicologiche e psichiatriche (pp. 20 e ss.) e, in ultima istanza, la creazione di una Cassa sanitaria pubblica per tutti, con contributi individuali definiti in base al reddito, in questo modo le casse private dovrebbero limitarsi alle sole prestazioni accessorie (p. 22). Interessanti gli interventi per calmierare il prezzo degli affitti e per una svolta energetica responsabile verso l’ambiente (in tal senso si prevedono stanziamenti per poter ristrutturare gli edifici tenendo presente le nuove forme di energia alternativa, p. 32). Ottimi quelli relativi a scuola e università: riforma del sistema d’istruzione di base mediante una scuola unica per tutti (p. 34), sviluppo del sistema duale tra scuola e formazione professionale (p. 35, prevedendo il rafforzamento del ruolo dei sindacati) totale abolizione delle tasse universitarie (p. 36), interventi per favorire il passaggio dal Bachelor al Master. Si prevede inoltre l’introduzione di una quota del 50% destinata alle donne per gli incarichi di ricerca.

Da segnalare anche l’estensione del concetto di famiglia a tutte le forme di convivenza, indipendentemente dal sesso o dall’orientamento sessuale; ovviamente si da per inteso che a tutte vanno concessi medesimi diritti, come l’adozione (pp. 40 e ss.).

Lo scioglimento dalla Nato (richiesta storica della Linke) è, invece, temprato con una richiesta intermedia di uscire dalle strutture militari dell’Alleanza (p. 56).

Sono da segnalare, infine, le proposte per superare il divario tra l’ovest e l’est del paese, per nuove infrastrutture digitali e per proteggere i diritti degli utenti di internet, per estendere il diritto di voto a quanti vivono stabilmente in Germania.

Gli ultimi sondaggi danno la Linke in leggera crescita rispetto a un anno fa quando, dopo brucianti sconfitte in elezioni regionali, sembrava condannata a dover rinunciare ai rappresentati al Bundenstag. Non basterà, ovviamente, accontentarsi di aver superato la soglia del 5%. È molto probabile che queste elezioni determineranno un quanto mai necessario ricambio generazionale in tutti i partiti progressisti. La speranza è che possa nascere un dibattito proficuo, non più segnato da personalismi e inutili frizioni, ma finalizzato a definire un’alleanza di governo davvero alternativa a quella conservatrice: sarà ancora a Berlino che si stabilirà se la parola sinistra ha ancora qualcosa da dire.

Ultima puntata

Fine

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