I Grünen alle elezioni federali. Limiti della proposta “verde”.

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Se l’Union e la FDP si propongono come forze della continuità e della stabilità, nella critica all’attuale governo alla SPD si affiancano i tradizionali alleati dei Verdi (die Grünen): i due partiti hanno già governato insieme al tempo del Cancelliere Schröder e puntano a replicare la coalizione rosso-verde nei prossimi quattro anni. Al momento, però, l’obiettivo sembra lontano: i Verdi sono in crescita rispetto al 2009 e secondo i sondaggi potrebbero ottenere tra l’11 e il 13% (sebbene nelle ultime settimane hanno perso qualche punto percentuale, forse a causa della polarizzazione della campagna tra SPD e CDU-CSU che indebolisce i partiti minori), comunque un risultato insufficiente, se sommato al possibile 25-28% della SPD, a determinare una maggioranza di governo.

Come la SPD, anche i Verdi impostano il programma sulle parole “cambiamento” e “discontinuità”: se è vero che la Germania è il paese che sta affrontando meglio la crisi, è altrettanto vero che occorrono misure decise per assicurare una svolta energetica “verde” e più giustizia sociale. Anche per i Verdi, quindi, l’attenzione si focalizza soprattutto sulle criticità che attraversano la Germania: di contro ad una narrazione del governo in carica che si limita a elencare successi e sfide superate, i Verdi preferiscono evidenziare le difficoltà e i problemi che dovrebbero stare al centro dell’agenda del nuovo governo. Tuttavia, nonostante il programma sia molto denso e articolato, l’impressione è che manchi un’idea unificante e qualificante: se negli anni ottanta la questione ambientale era stata alla base della fondazione e dei successi dei Verdi, sembra mancare oggi, nonostante le buone intenzioni, una vera caratteristica distintiva, che renda i Verdi diversi dagli altri partiti e che contraddistingua inequivocabilmente il voto “verde”.

7834123c76Il programma del partito è disponibile in vari formati, tra cui una compatta sintesi in nove priorità disponibile anche in lingua inglese (oltre alle edizioni in russo e turco): qui la pagina completa a tutte le versioni. Tra le nove priorità si legge: 100% dell’energia da fonti rinnovabili, salario minimo previsto per legge a 8,50 Euro l’ora, abolizione del Betreuungsgeld (misura del governo Merkel finalizzata a garantire la piena “libertà di scelta delle famiglie” nell’educazione dei bambini) e investimenti per la costruzione di nuovi asili, maggiori risorse per l’assistenza sanitaria e nuovi indici per valutare lo sviluppo del paese (da affiancare al PIL, proposta condivisa anche dai Pirati). La convergenza con il programma della SPD è palese: almeno dal punto di vista programmatico, anche i Verdi sembrano voler escludere alternative alla possibilità di una coalizione rosso-verde (tra gli esclusi dalla coalizione con la SPD c’è, ovviamente, la Linke, giudicata inaffidabile per portare a compimento un programma di governo e lontana dalla questione ecologica, p. 24).

Il programma comincia dall’energia, il cuore della proposta dei Verdi. L’obiettivo è chiaro: un cambiamento radicale finalizzato a ottenere energia elettrica al 100% da fonti rinnovabili e, soprattutto, a prezzi accessibili, sia per continuare a garantire la competitività delle imprese tedesche che i diritti individuali dei cittadini (pp. 27 e ss., ma sui diritti dei cittadini p. 37). Queste misure devono poi essere affrontate anche in una cornice europea: in particolare l’obiettivo è di realizzare un’Europa responsabile dal punto di vista ecologico tramite un massiccio piano di investimenti che miri a un’economia verde, rivitalizzando l’occupazione anche nei paesi oggi più colpiti da percentuali elevati di disoccupati (p. 56, il riferimento al piano Marshall della SPD è evidente). Seguono misure per disciplinare il sistema delle banche e introdurre una tassa sulle transazioni finanziarie (p. 62).

Anche sul lavoro il programma dei Verdi è molto articolato. La disoccupazione è negli ultimi anni certamente diminuita, tuttavia, ragionano i Verdi, è aumentato il precariato e sono più profonde le divisioni nel mercato del lavoro: tra chi ha lavoro e chi, magari perché straniero, non riesce a ottenere nessun impiego, tra uomini e donne quanto al salario e, persino, tra Ovest ed Est della Germania (p. 88). L’obiettivo, dunque, è superare queste divisioni e assicurare un buon lavoro a tutti (p. 89). A questo fine, i primi strumenti sono il salario minimo determinato dalla legge a 8,5 euro l’ora (sono 6,8 milioni i lavoratori che attualmente guadagnano di meno) e una legge che garantisca un uguale trattamento tra uomini e donne a parità di attività svolta (p. 90). Anche i Verdi chiedono, inoltre, il rafforzamento della legislazione sulla codecisione (Mitbestimmung, p. 92) e maggiori tutele per il lavoro interinale (anche se in quest’ultimo caso le proposte sembrano ridursi a semplici enunciazioni di principio).

Da segnalare, inoltre, le disposizioni per aumentare l’importo dell’Hartz IV e per diminuire gli ostacoli burocratici per quanti ne fanno richiesta (pp. 119 e ss.): tuttavia manca una proposta organica di riforma del sistema previdenziale e assistenziale , come previsto, ad esempio, dai Pirati.

Interessanti e articolate sono le proposte su scuola e formazione: più asili, maggiori diritti per chi lavora nella scuola, più partecipazione dei soggetti coinvolti, valorizzazione delle diversità e lotta ad ogni tipo di discriminazione (pp. 104-108). L’obiettivo, come anche per la SPD, è di tenere a scuola i ragazzi per tutto il giorno (pp. 108-109): anche per i Verdi l’attenzione alla lingua e al rafforzamento degli interventi per rimuovere eventuali lacune soprattutto nei soggetti provenienti da famiglie nelle quali il tedesco non è la lingua veicolare (ma le previsioni non sono dettagliate come nel programma della CDU-CSU). Anche i Verdi sottolineano l’importanza del modello duale (scuola e formazione professionale), tacciono sull’ipotesi di una riforma complessiva della scuola di base, chiedono l’abolizione delle tasse universitarie (p. 110) e maggiori investimenti per l’Università e la ricerca.

Da segnalare, inoltre, la richiesta di abbassare a 16 anni il diritto di voto (p. 152).

Interessante è la sezione dedicata (pp. 153-166) all’alimentazione, dove spiccano i provvedimenti per la tutela dell’agricoltura (sino a anche a programmi specifici nelle scuole per diffondere una cultura della natura e della sua protezione), lo sviluppo di cooperative agricole, di contro allo strapotere di poche grandi multinazionali dell’agroindustria, il rifiuto di utilizzare prodotti geneticamente modificati, l’incentivo alla filiera corta e la promozione di allevamenti che rispettino gli animali (in particolare, bocciata è la politica degli allevamenti intensivi di massa).

Degne di nota sono le disposizioni sulla libertà della rete e i diritti dei cittadini nell’era di internet (pp. 188 e ss.): i Verdi chiedono investimenti per garantire un accesso di qualità ad internet in un ogni abitazione, un moderno e giusto diritto d’autore, un rafforzamento della privacy individuale anche tramite il contrasto a raccolte indiscriminate e immotivate di dati personali. Importanti sono le disposizioni per garantire diritti (fra cui l’adozione) alle coppie omosessuali (p. 236). Infine, anche nel programma dei Verdi come in quello dei Pirati, sono presenti cenni ai diritti dei tifosi nelle competizioni sportive (p. 263).

Come detto in apertura, il programma dei Verdi sembra voler compensare l’assenza di una dimensione progettuale unificante (nel caso della socialdemocrazia è l’uguaglianza il collante che tiene insieme il programma e che caratterizza il partito) con un dettagliato ma a volte fumoso elenco delle priorità. Si ha l’impressione, leggendo il programma, che ai Verdi manchi esattamente la consapevolezza di cosa voglia essere un partito “verde” nel 2013, in un paese come la Germania dove la questione ecologica è presente in quasi tutte le principali formazioni politiche.

Privati di questa bussola, i Verdi riescono a elencare una serie di impegni che risultano essere interessanti e validi e, tuttavia, restano esattamente, né più né meno, un semplice elenco. Se la Linke e la SPD si rivolgono direttamente a chi, in questi ultimi anni, ha pagato la crisi e soffre le conseguenze di una società sempre meno attenta alla giustizia sociale, se i Pirati hanno scelto (sul modello proprio dei Verdi negli anni ottanta) di rivolgersi ai cittadini, puntando però aumentare i diritti e le libertà individuali, i Verdi sembrano non aver chiaro a chi stanno formalizzando i loro impegni. Soprattutto non sembrano aver focalizzato il soggetto che dovrebbe inverare questo cambiamento: se il dove andiamo è (forse) chiaro, più difficile è determinare il chi siamo e a chi parliamo. Non c’è da esserne entusiasti, anche se le urne dovessero in parte premiare, con qualche percentuale in più rispetto al 2009, il partito. Il programma dei Verdi, almeno per le elezioni federali, non sembra aver dato nuovo slancio e prospettiva a una politica verde.

Fine sesta puntata

                                                                                                                             Continua…

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