Un’alternativa (a destra) per la Germania. Il caso AfD.

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Un giovane tedesco, visibilmente arrabbiato, guarda in camera e interroga il pubblico: Vi siete mai chiesti perché i nostri soldi vanno in Grecia e non sono spesi per riparare le nostre strade malridotte? Un altro porta per mano una bambina: Vi siete ma chiesti chi pagherà tutti questi debiti? Forse i nostri figli? Lo sguardo triste della bambina sembra aggiungere: Sarò io a pagare, quasi a dire: ovviamente io, tutto io, personalmente. Una ragazza prosegue la cantilena: Vi siete mai chiesti perché l’Europa ha tanto a che fare con la nostra vita quotidiana? E mentre parla, spinge la bicicletta con forza, rabbia e sofferenza, quasi che tutto il peso dei debiti e della crisi li avesse caricati sul cesto della bici.

Sono alcune immagini tratte dallo spot elettorale di Alternative für Deutschland, AfD, nuova formazione politica, nata pochi mesi fa con l’esplicita richiesta di uscire dall’Euro e di tornare alle valute nazionali. A sinistra sono stati bollati da subito come reazionari e conservatori, qualcuno si è spinto oltre, accusandoli apertamente di populismo e persino di razzismo, anche per via di una certa sintonia con le teorie di Thilo Sarrazin, discusso ex esponente socialdemocratico, autori di diversi libri vendutissimi in Germania e accusati, non del tutto a torto, di utilizzare stereotipi razzisti e xenofobi (l’ultimo libro di Sarrazin, un vero caso editoriale, è L’Europa non ha bisogno dell’Euro).

afd-logoAfD è, secondo i sondaggi, lontana dalla soglia del 5% e, quindi, non dovrebbe entrare in parlamento. Tuttavia, anche grazie alla complicità della stampa mainstream, è diventata un caso politico: l’obiettivo dichiarato non è tanto superare il 5% ma, grazie a un complesso meccanismo dei resti e alla cosiddetta “seconda scelta” sulla scheda elettorale, eleggere qualche parlamentare per poter finalmente sedere al Bundestag e poter rappresentare ufficialmente la proposta di tornare alle valute nazionali.

Appena una settimana fa l’Handelsblatt, in uno speciale, aveva movimentato questa fase finale della campagna elettorale, chiedendo al governo di dire la verità – accusandolo implicitamente di mentire – sul costo del salvataggio dell’euro sopportato dai contribuenti tedeschi. Il quotidiano tedesco proponeva un ragionamento simile a quello di AfD: provava a calcolare la quota tedesca per ogni intervento di “salvataggio” dell’Euro e dei paesi più in difficoltà e a compararlo alle uscite federali (così, ad esempio, il costo del salvataggio della Grecia era pari agli stanziamenti tedeschi per l’istruzione e la formazione). Questa settimana, invece lo speciale ha per titolo La tentazione, ed è dedicato proprio ad AfD: si può votare la nuova formazione politica? si chiede il quotidiano economico tedesco, e cioè verificando la consistenza e l’affidabilità del nuovo partito e delle sue proposte. Va subito detto che lo speciale tratta con i guanti la formazione politica presieduta dall’economista Bernd Lucke, al quale è dedicata anche una lunga intervista.

L’accusa di non dire la verità sui conti preoccupa la Merkel, che ha impostato tutta la campagna elettorale sulla continuità su quanto fatto finora. La strategia si è rivelata vincente contro gli attacchi della socialdemocrazia – l’accusa di mentire veniva dallo stesso ex cancelliere socialdemocratico Schröder – ma presta il fianco alle accuse di AfD, soprattutto se parte della stampa le cavalca. La Merkel ha reagito sino ad oggi a queste accuse rivelando un certo fastidio e definendo senza alternativa le scelte sin qui promosse. Eppure, proprio la scelta della Kanzlerin, rafforza AfD che chiede la fine dell’Euro e una totale inversione di rotta nelle politiche sin qui adottate.

Il programma elettorale di AfD è di sole quattro pagine: uscita dall’euro e ritorno al Marco (o, in alternativa, un’uscita concordata dall’euro dei paesi meridionali, come Lucke ribadisce anche nel corso dell’intervista all’Handelsblatt) più democrazia (che significa meno Europa), meno tasse, più attenzione alla famiglia anche per favorire una crescita della natalità, più diritti ai genitori nell’educazione dei figli (che, immaginiamo, significhi meno Stato nella scuola e nella formazione). CI sono poi rapidissimi cenni alla politica energetica, con richieste ben poco chiare di contenimento dei costi e di investimenti nelle rinnovabili (tramite la fiscalità generale e non attraverso i costi delle utenze), alla possibilità di tonare al sistema universitario precedente al cd. 3+2 (un altro intervento non gradito e ingombrante  dell’Europa), alla necessità di ridefinire le leggi sull’immigrazione, perseguendo l’obiettivo di una immigrazione qualificata e volenterosa di integrarsi (!?).

In generale, però, la scelta di AfD è chiara e speculare a quella della Merkel: poco importa il programma elettorale, al centro di queste elezioni c’è l’Euro e, quindi, la possibilità di tornare al Marco (che non può più essere un tabù, come si legge nel programma, p. 1, e come ripete Lucke nell’intervista). Ovviamente AfD tenta di imporsi come una forza certamente conservatrice ma non radicale e tanto meno populista. Bernd Lucke lo ripete più volte perché è consapevole che l’accusa di populismo, persino di essere un partito “di destra” (che in Germania è un’accusa durissima) è stata sollevata più volte in questi mesi ed è anche alla base del perché alcuni “euroscettici” hanno deciso di non sostenere il partito e di non farne neppure parte (lo riporta sempre l’Handelsblatt).

L’impressione, comunque, è che lo speciale dell’Handelsblatt abbia voluto sdoganare il partito e farne una forza più istituzionale e “affidabile” di quanto era apparsa sino a oggi. Una forza conservatrice, come detto, ma, tutto sommato, “europea” e in grado di reggere le sfide del governare la crisi: anche in questo caso l’attacco è alla Merkel e alle sue scelte di politica internazionale. In particolare al centro della critiche sarebbe proprio l’idea che le politiche sin qui adottate sarebbero prive di alternativa: ecco perché se un’alternativa esiste, la strategia della Kanzlerin va in difficoltà e lei stessa ha detto di essere molto preoccupata da queste sirene populiste e demagogiche.

Se è vero, infatti, che l’economia tedesca si è sino a oggi avvantaggiata della zona euro, è anche vero che una limitazione a pochi paesi “sani” della valuta comune (una sorta di Euro del Nord) è intravista come un’alternativa non solo percorribile ma anche preferibile. Lo speciale dell’Handelsblatt sta a dimostrare esattamente che questa opzione non è solo figlia di un partito che rischia di essere elettoralmente inconsistente ma è una opzione con la quale occorrerà misurarsi. E contro la quale non si potrà sbandierare la semplice solidarietà, declinata peraltro in modo astratto e confuso.

Fine quinta puntata

                                                                                                                             Continua…

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