Il conto, prego!

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L’edizione di fine settimana dell’Handelsblatt è dedicata al salvataggio dell’Euro: più precisamente ci si chiede Quanto ci è costato (sottinteso: a noi tedeschi)?

La copertina è impietosa: una Merkel alla quale, per l’appunto, si chiede il conto. La Merkel è dipinta, però, con un naso da pinocchio, a voler evidenziare da subito l’accusa che il quotidiano rivolge alla cancelliera: Cosa non stai dicendo sul salvataggio dell’Euro?

HB_titel_130823-w400-h600-arFormulata a poco meno di un mese dalle elezioni politiche, la domanda potrebbe essere al centro di quello che resta della campagna elettorale. Come già scritto in questo blog, i conservatori avevano deciso di puntare tutto su quanto di buono fatto in questi quattro anni e sulle scelte intraprese in sede europea: una sorta di referendum sull’azione di governo sin qui realizzata, evitando di entrare troppo nei dettagli degli intenti per i prossimi quattro anni.

Ma Gerhard Schröder, l’ex cancelliere socialdemocratico, ha recentemente attaccato frontalmente la cancelliera, accudandola di non aver detto la verità sulla tenuta dei conti e sul costo del salvataggio dell’Euro per i contribuenti tedeschi.

L’Handelsblatt, in uno studio pubblicato in questo speciale, ha, perciò, provato a definire il contributo tedesco al salvataggio dell’Euro e, più in generale, per gli interventi di lotta alla crisi: la stima è di circa 150 miliardi. Ma, la cosa più interessante in questo momento di campagna elettorale, è l’aver comparato ogni singola voce con alcune quote del bilancio nazionale. Così, ad esempio, 27,2 miliardi per l’ESM in ragione delle difficoltà della Spagna, ammontano al bilancio per il Ministero federale per i trasporti e le infrastrutture. E ancora: 15,2 miliardi di crediti per il “salvataggio” della Grecia ammontano agli stanziamenti federali comlessivi per ricerca e formazione.

Ovviamente una simile presa di posizione palesa una certa ansia nell’establishment economico tedesco, a cui l’Handelsblatt fa riferimento, e, soprattutto, dimostra come il successo della Merkel sia comunque precario. Non si tratta tanto di piccole formazioni politiche, come Alternativa per la Germania, un neonato partito che chiede l’uscita dell’Euro, che non possono impensierire – elettoralemente – l’attuale governo, quanto di un sentimento di preoccupazione e di tenuta rispetto alla reale capacità della Germania di poter sostenere i costi del “salvataggio” dell’Euro. Sentimento diffuso in buona parte della società tedesca, particolarmente nel cd. ceto medio.

Le conclusioni del quotidiano economico tedesco non sono certo morbide verso il governo: L’attuale silenzio sulla crisi dell’euro, tanto caro alla Merkel e Schäuble, è stato acquistato a caro prezzo: esso logora non solo la capacità economica della Germania ma soprattutto la fiducia dei contribuenti nella sincerità del proprio governo. Pur sapendo che la Germania si avvantaggia molto più della Grecia di una moneta comune, il quotidiano reclama la fine del silenzio del governo.

In una lunga e densa intervista al ministro delle finanze Wolfgang Schäuble, il quotidiano prova ad avere risposte più precise. Non devono essere stati soddisfatti se il titolo dell’intervista è un chiaro virgolettato: Non sono in grado di dare cifre.

PS Ovviamente occorre sottolineare che l’Handelsblatt non ha chiarito come lo studio in questione sia stato realizzato e in base a quali calcoli sia stata definita la cifra di 150 Miliardi di euro (tendo presente che, ad esempio, il contributo tedesco all’ESM è del 27,1464%, ovvero di circa 190 miliardi). Probabile che una versione più dettagliata sarà pubblicata nei prossimi giorni.

PS 2 Bellissimo il gelo con cui Schäuble liquida Draghi: Non c’è dubbio che il suo discorso nel luglio del 2012 abbia avuto un effetto stabilizzante. Ma non dimentichiamo che che la Cancelliera Merkel e l’ex presidente Sarkozy avevano già precedentemente assicurato che  l’Euro non sarebbe stato abbandonato.

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