Ancora sulle elezioni. Il programma di governo della SPD.

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Il programma della SPD è il risultato di una lunga campagna di ascolto e partecipazione tra iscritti e simpatizzanti: il titolo sottolinea proprio questo lungo percorso, Das wir entscheidet (più o meno: Il noi che decide). Il testo si sviluppa lungo undici grandi temi, tramite i quali la SPD sintetizza le proprie priorità per il quadriennio 2013-2017.

Il programma palesa subito la scelta, che ha contraddistinto tutta la campagna elettorale della SPD, di presentarsi come un partito di governo e di ascrivere agli anni del cancellierato di Schröder e a quelli della Grande coalizione (2006-2009) il merito dell’avvio di riforme che hanno permesso alla Germania di affrontare e vincere la sfida della crisi. È una scelta in parte obbligata – il candidato cancelliere socialdemocratico, Peer Steinbrück, è stato ministro delle finanze nel governo guidato dalla Merkel tra il 2005 e il 2009 – e, d’altro canto, radicata nella storia della SPD che, sin dalla Repubblica di Weimar, si è sempre presentata come partito di governo, pronto al compromesso tra le varie anime della società tedesca e, di conseguenza, “affidabile”.

Ecco perché imprescindibile si rivela la difesa di Agenda 2010, l’insieme delle misure di riforma dello stato sociale promosso dai governi socialdemocratici guidati da Schröder tra la fine degli anni ’90 e i primi anni 2000: i Socialdemocratici sperano così di proporsi come forza politica che, come e, anzi, più della Merkel, è in grado di governare perché dotata del necessario “coraggio” nel riformare il paese. I successi della Kanzlerin sarebbero da ascrivere per l’appunto all’azione della SPD, che avrebbe avviato le indispensabili riforme già prima della comparsa della crisi, rendendo possibile un suo superamento senza dover snaturare il modello del capitalismo renano, ovvero l’economia sociale di mercato.

Se questa ricostruzione può dirsi corretta sotto il profilo storico, occorre aggiungere che la campagna elettorale di Steinbrück è sembrata a tratti ingessata, poco propositiva ed esposta alle critiche della Merkel e dei conservatori di attentare alla stabilità finanziaria del paese. Se Angela Merkel si è limitata a rilevare i successi sin qui ottenuti, Steinbrück ha, invece, stentato nel sottrarsi dall’accusa di voler introdurre nuove tasse e di accollare al contribuente tedesco i debiti dell’Eurozona.

spdTornando al programma, c’è da dire che la difesa integrale di Agenda 2010 (p. 7), non inibisce un piccolo spiraglio: se errori sono stati commessi – nell’uso eccessivo del lavoro precario, ad esempio – questi vanno corretti alla luce delle disuguaglianze e delle criticità che si sono manifestate. Se il programma della CDU-CSU si propone in definitiva come un vero e proprio referendum sull’azione di governo, i Socialdemocratici, al contrario, riflettono maggiormente sulle difficoltà e le problematicità della società tedesca, provando ipotizzare dei correttivi a partire proprio dal noi del titolo del programma che rappresenta il soggetto chiamato a realizzare gli impegni Il partito), ma sottolinea anche la dimensione solidaristica del farsi carico, insieme, dei problemi del paese.

L’obiettivo del partito, che festeggia i suoi 150 anni, è una società più giusta, gli strumenti sono, invece, la giustizia sociale e la lotta, con nuova e determinata convinzione, alle disuguaglianze. Proprio uguaglianza è la parola che contraddistingue la campagna socialdemocratica: la Germania è attraversata da nuovi e profondi conflitti ecco perché occorre innanzitutto concentrarsi sulla lotta alle crescenti disuguaglianze nei campi più disparati, tra i redditi più elevati e quelli più bassi, nel percepire la pensione, tra cittadini dell’Ovest e quelli dell’Est, nell’offerta formativa delle scuole, solo per elencare alcune delle criticità individuate.

Il principale strumento per finanziare questa campagna è una tassa sui grandi capitali e i grandi patrimoni (tra il 45% e il 49% per redditi da 100.00 Euro, per i singoli, e da 200.000 per le coppie). Perché la misura possa raccogliere il favore dell’elettorato, la SPD anticipa sin da subito i termini del patto sociale alla base di questa tassa: i proventi raccolti saranno reinvestiti in formazione e nelle infrastrutture (p. 12, ma sulla politica fiscale si legga anche pp. 65 e ss.), due priorità ribadite dallo stesso Steinbrück al comizio del 17 agosto alla Porta di Brandeburgo. Ecco perché i Socialdemocratici possono affermare con convinzione: La nostra politica fiscale non è fine a se stessa, ma tende a un’equa ripartizione degli oneri e a un equilibrio nella società (p. 67). Ne derivano, quindi, anche interventi in tema di tassazione delle successioni, di lotta ai privilegi e alle frodi fiscali.

Indubbiamente la lotta alla disuguaglianza crescente si rivela un impegno importante, che sarebbe potuto diventare ben più che un semplice slogan elettorale, proponendosi come un vero cambio di paradigma nelle politiche tedesche e continentali. Un simile obiettivo richiedeva, però, di essere declinato con più efficacia e maggiore chiarezza. Vediamo perché.

Come per la CDU-CSU, anche la socialdemocrazia assume l’economia sociale di mercato come modello di riferimento. Essendo finita l’ubriacatura degli anni ’90 (un radicalismo del mercato libero), è possibile e doveroso coniugare il rafforzamento economico del paese con la promozione e il rinnovamento delle tutele sociali. Ecco perché è necessario introdurre una tassa sulle transazioni finanziarie (innanzitutto ambito europeo, collaborando quindi con gli altri paesi: l’impostazione è prossima a quella di CDU-CSU), promuovere il modello cooperativo (Genossenschaft) come nuova realtà d’impresa e diffondere nel sistema bancario sia il modello cooperativo sia quello delle casse di risparmio (Sparkasse). Oltre alla lotta al lavoro precario e a misure per integrare al meglio i talenti stranieri che arrivano in Germania, la SPD propone l’introduzione di un salario minimo fissato dalla legge (8,50 Euro, proposta condivisa dalla Linke, che lo fissa, però, a 10 Euro, p. 19) e un’estensione dei diritti dei Consigli di Azienda (pp. 21 e ss.) per rafforzare il modello della codecisione (Mitbestimmung). Queste misure vanno anche proposte ai partner europei, con i quali concordare anche investimenti nelle infrastrutture e nello sviluppo, per far ripartire l’occupazione in tutta Europa (pp. 24 e ss.).

In effetti, crescita (Wachstum) è l’altra parola d’ordine con la quale la SPD tenta di differenziarsi dalla Merkel: una crescita che dovrà essere socialmente accettabile e sostenibile per l’ambiente, che rivitalizzi, tramite una piena occupazione e in particolare quella giovanile, le economie in crisi dei paesi europei.

In particolare, sempre in ambito comunitario, i Socialdemocratici difendono l’Euro e prefigurano la costruzione di un comune governo dell’economia come presupposto di un’unione sociale ed economica. L’ipotesi di medio termine è rappresentata da un fondo comune per l’estinzione dei debiti, finalizzato a evitare speculazioni sui debiti sovrani. Il fondo dovrebbe essere realizzato dagli Stati, con un impegno limitato, e legato a determinati obblighi di riforma da parte dello Stato che farebbe richiesta di sovvenzioni (pp. 26 e 105). L’impressione, come già detto, e che su queste proposte i Socialdemocratici non riescano a emanciparsi del tutto dalle scelte operate dal governo di Angela Merkel, avendone tra l’altro condiviso, negli ultimi anni, davvero ogni passo.

Sulle questioni internazionali, la SPD non sembra mutare molto l’analisi effettuata negli ultimi anni: se in ambito economico si accetta il principio di un necessario superamento della retorica degli anni ’90, in quello internazionale l’analisi resta, invece, la stessa – che per la socialdemocrazia tedesca significa una piena e incondizionata adesione al modello atlantico – e, a tratti, sembra essere preferibile quella dei conservatori. Il programma cita costantemente la necessità di dover promuovere i diritti umani e di coniugare la pace con la sicurezza globale: la cifra di questa impostazione è data, però, dalla critica rivolta al governo della Merkel di non essersi impegnata con sufficiente decisione nel conflitto afghano e nella crescente crisi iraniana (p. 109).

Procedendo oltre, anche per i Socialdemocratici si rivela urgente il completamento della riunificazione, puntando alla piena integrazione all’interno della Repubblica federale dei vecchi Länder della Germania dell’est, per quanto riguarda le prestazioni sociali e gli standard economici e produttivi (pp. 31 e s.). Lo strumento è costituito da programmi federali, investimenti concordati con i Länder, finalizzati in primo luogo alla ricerca e alle infrastrutture necessarie per inserire pienamente, nella compagine nazionale ed internazionale, le regioni della vecchia Germania dell’Est. Come si vede, anche in questo caso nulla di particolarmente diverso dal programma della CDU-CSU.

Più attenzione, rispetto ai conservatori, è dedicata al mondo dell’istruzione e della formazione (pp. 42-49). Si comincia con la richiesta di abolire il Betreuungsgeld attivato dal governo in carica, i Socialdemocratici propongono poi più asili, l’estensione del progetto per la scuola di base A scuola per tutto il giorno (scelta condivisa dall’Union), maggiore collaborazione tra istituzioni (Governo federale, Länder e Comuni) nel pianificare progetti e risorse. Anche per la SPD il modello resta quello di una formazione duale (la scuola e quello che potremmo chiamare avviamento professionale): anche i Socialdemocratici tacciono, quindi, su un’ipotesi di riforma organica del sistema dell’istruzione di base.

Quanto all’Università, si afferma l’impegno di rendere più agevole il passaggio tra Bachelor e Master (rispettivamente la triennale e la specialistica), di garantire maggiori investimenti per le Università e per i servizi agli studenti (alloggi, mense,…). Si fa riferimento, anche, a un percorso di studio libero da tasse (gebühenfreies Studium): la SPD, pur senza affermarlo apertamente, sembra schierarsi contro l’introduzione di tasse universitarie e per la loro eliminazione (p. 47). Seguono misure finalizzate a rafforzare la ricerca scientifica, a rendere più sicuro e più tutelato il percorso dei giovani ricercatori e a favorire l’integrazione dei ricercatori stranieri, cominciando da una semplificazione nel riconoscimento dei loro titoli (p. 49).

Meritano di essere citati l’apertura alle adozioni da parte di coppie delle stesso sesso (p. 50), le c.d. quote rosa (fissata al 40%, nell’ipotesi CDU-CSU si parla invece, più blandamente, di raggiungere entro il 2020 il 30%) nei consigli d’amministrazione delle imprese (p. 51) e una rinnovata attenzione alla promozione della cultura (pp. 60 e ss.). Infine, a differenza dei Conservatori, la SPD punta a un ruolo più attivo dei Comuni, le cui competenze vanno riviste e rafforzate, anche tramite maggiori stanziamenti finalizzati alla promozione di interventi per recuperare soggetti a rischio emarginazione, rendere accessibile il diritto alla casa tramite una politica di fitti agevolati, integrare pienamente i migranti, etc.

Il testo della SPD è, in conclusione, sicuramente più articolato di quello dei Conservatori, ricco di spunti e di proposte, tenuti insieme dall’ambizioso obiettivo della lotta alla disuguaglianza. La società prefigurata dalla SPD è una realtà plurale, nella quale agiscono diversi attori e il compito di una politica socialdemocratica è sviluppare la cultura della solidarietà e della responsabilità. Come già detto, l’ambizione non sembra essere stata sostenuta pianamente da impegni in grado di lasciar prefigurare un’alternativa piena al modello proposta dalla Merkel. A condizionare pesantemente l’efficacia della proposta è, soprattutto, l’assoluta inconsistenza di un’ipotesi di coalizione limitata a SPD e Grüne che, al momento, tutti i sondaggi danno al di sotto del 40%. Respinta ogni altra strada, l’unica vera possibilità per la SPD di governare è, paradossalmente, ricorrere nuovamente alla Grande coalizione con Angela Merkel: gli elettori lo hanno capito e, almeno per il momento, sembrano aver bocciato l’alternativa, in questo senso solo presunta, della SPD.

  Fine seconda puntata

                                                                                                                             Continua…

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