Focus sulle elezioni tedesche. Il programma di governo della Merkel.

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Sono 39 le forze politiche ammesse alle elezioni del 22 settembre, tra queste poche riusciranno a superare la soglia del 5% del sistema elettorale tedesco (SperrklauselFünf-Prozent-Hürde) ed entreranno al Bundestag. Va detto che una piccola eccezione alla regola del 5% esiste, ma si tratta di un caso che non modifica complessivamente la “geografia” politica tedesca, per cui se ne può evitare in questa sede l’analisi.

Scorrendo l’elenco delle forze politiche ammesse, non manca qualche sorpresa: c’è il Partito Comunista tedesco (DKP) e il Partito Marxista-Leninista di Germania (MLPD), un Partito animalista (Tierschutzpartei), la lista I Pensionati (Rentner Partei Deutschland), un partito femminista (Die Frauen) e addirittura un Partito della Ragione (Partei der Vernunft). Insomma: non è una situazione molto diversa da quella italiana.

Per quanto riguarda le forze più accreditate a superare la soglia di sbarramento, i sondaggi indicano come primo partito l’Union di CDU e CSU, che sostiene Angela Merkel (la CDU è un partito federale mentre la CSU è una forza politica esclusivamente bavarese). I sondaggi attribuiscono all’Union circa il 40% dei voti e questa è di per sé una notizia perché si tratterebbe del caso, di per sé anomalo, di un governo che, in piena “crisi” non è punito dagli elettori, ma anzi aumenta i propri consensi (dal 33,8% del 2009, +6,2% circa, di cui una parte sono, però, certamente voti strappati all’alleata FDP, i liberali).

Il programma di governo è contraddistinto dalla sicurezza di chi sa di riscuotere la fiducia dell’elettorato come pure dalla consapevolezza di aver conseguito risultati importanti proprio nel momento di maggiore radicalità della crisi. Il titolo è evocativo: Insieme con successo per la Germania, programma di governo 2013-2017 (Gemeinsam erfolgreich für Deutschland) e rappresenta un’energica difesa di quanto fatto finora in sede nazionale ma, soprattutto, europea e contiene costanti attacchi alle proposte dei Socialdemocratici e dei Verdi.

cdu-csu regierungsprogramm

Questa strategia dei Conservatori in campagna elettorale sembra essere stata vincente: a dispetto del ruolo di governo, la Merkel e l’Union hanno scelto una campagna elettorale sobria ma aggressiva. La SPD, anche per non essere riuscita a declinare interamente la propria alterità, stenta nel definire una strategia autonoma che palesi criticità e difetti dell’attuale compagine di governo. L’impressione è che l’Union sia più attrezzata e meglio disposta ad affrontare questa fase, a sinistra manca, invece, una strategia capace di dare un senso pieno alla battaglia elettorale e, più in generale, al confronto politico. Mentre la Merkel può vantare i successi della propria politica in ambito europeo, la SPD deve costantemente difendersi dall’accusa – infondata ma molto efficace – di attentare alla stabilità monetaria e di addossare ai contribuenti tedeschi una “socializzazione” dei debiti sovrani degli altri paesi europei.

Il programma è un classico “manifesto” di taglio conservatore: attenzione alla tradizione, richiamo costante a pochi “grandi” valori e rafforzamento dell’identità nazionale. Il soggetto con cui l’Union si relazione principalmente è la famiglia, in particolare quella con figli, che è al centro di numerosi provvedimenti e che, però, resta anche tutelata nella sua autonomia (ad esempio nell’educazione dei figli, su cui sono chiamati a esprimersi esclusivamente i genitori).

Eppure, lontano da ogni demagogia o populismo, i conservatori tedeschi riescono a declinare questi temi nel contesto attuale, avanzando proposte il più delle volte di buon senso. Su tutte, è importante citare il caso della lingua tedesca, cui più volte il programma fa riferimento e che è al centro di numerosi interventi e investimenti. Si comincia con l’intento di rafforzare il ruolo della lingua tedesca in ambito comunitario, rendendola di pari grado al francese e all’inglese (p. 15). Si afferma, poi, la necessità di ipotizzare dei test di lingua a partire dai tre anni e immaginare interventi di recupero dei soggetti con maggiori difficoltà linguistiche (il riferimento va direttamente alle famiglie nelle quali il tedesco non è la prima lingua). Proprio in vista di una crescente ma indispensabile immigrazione – i conservatori tedeschi sanno benissimo che il grande tallone d’Achille della Germania è rappresentato dalla rilevante quota di anziani sulla popolazione attiva – si fa riferimento a necessari interventi per attrarre cervelli da altri paesi, per rendere più facile l’ingresso a determinate categorie di persone provenienti da paesi extraeuropei e per rafforzare l’offerta (in Germania come all’estero tramite la rete del Goethe) di corsi di lingua e di studio del tedesco: una vera e propria cura della lingua tedesca (Pflege der deutschen Sprache, p. 103).

Anche in questo caso, la strategia conservatrice coniuga il tema dell’integrazione con strumenti reali e, almeno apparentemente, efficaci: l’idea di intervenire perché il tedesco sia una lingua padroneggiata al meglio anche da chi nasce in famiglie nelle quali è a stento una seconda lingua, significa assicurare a tantissimi bambini maggiori opportunità di vita e professionali. Peraltro, e la scelta è comprensibilmente radicata nella storia tedesca, manca qualsiasi accenno patriottico o anche solo a un’integrazione nei valori repubblicani, come per esempio accade in Francia, che ancora può vantare una certa capacità di puntare su grandi valori universali. Nei conservatori tedeschi, al contrario, alle enunciazioni di principio si preferisce un più genuino – ma in fondo storicamente condizionato dalla tragedia nazionalsocialista – pragmatismo.

L’Union vanta i successi ottenuti in questi anni difficili: stabilità nell’affrontare la crisi, conti in ordine e nessuna “socializzazione” dei debiti degli altri paesi europei. L’attacco è, come già avvertito, sin dalle prime pagine rivolte alla coalizione rosso-verde, a cui si addebita l’intenzione di aumentare le tasse e il tentativo di aiutare indiscriminatamente gli altri paesi europei, promuovendo un’Unione dei debiti a spese del contribuente tedesco (p. 4). Per la Merkel, al contrario, occorre perseguire nella strada intrapresa, ovvero riforme nei paesi in difficoltà, stabilità dell’euro (che l’Union difende e non intende abbandonare) e costruzione dell’unione fiscale. Interessanti sono i riferimenti a rafforzare i contatti privilegiati con Francia e Polonia.

L’economia sociale di mercato è l’orizzonte di riferimento dell’Union (come del resto anche dei Socialdemocratici), in estrema sintesi si tratta del modello di capitalismo renano, un organicismo liberale, sviluppatosi nel II dopoguerra nella Repubblica federale. Nessun altro modello potrebbe assicurare meglio per il futuro il benessere tedesco (p. 17). Ovviamente protagonisti di questo sistema sono le imprese, i sindacati, i Länder e il governo federale, tutti chiamati ad assicurare lo sviluppo dei settori produttivi insieme a livelli adeguati di protezione sociale per i lavoratori.

Proprio a proposito di lavoro, il programma dell’Union è in assoluta continuità con quanto fatto: priorità nell’assicurare un lavoro a tutti e tutte (e, dunque, piena occupazione anche a costo di un lavoro precario, strumento utile per ridurre drasticamente la disoccupazione), investimenti nella formazione dei lavoratori, centralità dell’industria manifatturiera e suo rafforzamento nei prossimi anni. L’idea di un salario minimo è declinata in modo particolare, evidentemente frutto di un compromesso anche con gli alleati della FDP. Esclusa categoricamente l’ipotesi di una fissare per legge il Mindestlohn (come nelle ipotesi di SPD, Grüne e Linke), l’Union accetta il principio di attribuire alle parti sociali (ovvero Sindacati, Consigli di fabbrica e imprese) l’obbligo di determinare, nei vari settori produttivi e nei cosidetti Tarifverträge (assai prossimi ai contratti collettivi italiani) un salario minimo (pp. 23-24).

Qualche cenno è dedicato alla necessità di regolare la finanza e alla possibilità di introdurre una tassa sulle transazioni finanziarie, prima su scala europea e poi mondiale (p. 29).

A differenza degli altri partiti, poco spazio è dedicato alla scuola (si conferma, dunque, la formula della formazione duale, tra scuola e avviamento al lavoro) segno che non è tra le priorità del governo una riforma organica quantomeno della formazione di base. Si difende il Betreuungsgeld, misura rivolta direttamente ai genitori che possono poi decidere autonomamente come educare i propri figli (osteggiata da SPD, Verdi e Linke), si confida nel progetto A scuola per tutto il giorno (condiviso anche dalla SPD), si promettono investimenti per garantire più borse di studio e servizi agli studenti (tra cui nuovi studentati): dunque non si stabilisce l’eliminazione delle tasse universitarie, già introdotte in alcune università, come reclamato da più parti e da un consistente movimento negli anni passati (pp. 35-36).

Tra gli altri provvedimenti, sono da citare le misure per assicurare lo sviluppo dell’energia sostenibile e, entro il 2022, la fine dell’energia nucleare (impegno già assunto dal governo della Merkel): tutto ciò avendo sempre come riferimento anche la necessità di garantire alle industrie tedesche energia a costi sostenibili per continuare a essere competitive (p. 44). Da segnalare anche la necessità di un dialogo con le popolazioni che ospiteranno impianti di qualsiasi tipo e il loro coinvolgimento anche mediante forme cooperative che possano assumere in prima persona la gestione o la stessa realizzazione dei nuovi stabilimenti.

Molto spazio è dedicato anche al tema delle infrastrutture (pp. 48 e ss.): vanno rafforzate tutte le linee di comunicazione (stradali, ferroviarie, marittime e aeree), da segnalare, in tema di mobilità sostenibile, l’intenzione di puntare ad aumentare le piste ciclabili e di favorire l’uso della bici elettrica. È, inoltre, manifestata la volontà, ma si tratta di poco più che un semplice slogan, di puntare anche sulle infrastrutture virtuali, assicurando la possibilità di offrire in ogni città internet per tutti tramite collegamento senza cavi (p. 55). Importanti sono le misure per le costruzioni di nuove abitazioni e quella prevista per rendere più accessibili gli affitti, tramite l’edificazione di nuove case sociali e maggiori risorse per i contributi (Wohngeld) assegnati per le spese di affitto e di gestione delle case (pp.91 e ss.). Non può mancare (è pur sempre un manifesto conservatore!) qualche riferimento alla sicurezza, ad aumentare la presenza di telecamere nelle strade (p. 110) e alla lotta alla criminalità giovanile, alla lotta al traffico di stupefacenti e alla criminalità (in particolare a quella polacca e ceca al confine). È un peccato che la parola Mafia non compaia mai, ma questo è un problema al centro di un prossimo post.

Significativo è il Progetto Futuro a Est, sul recupero dei Länder della ex Repubblica democratica tedesca. L’obiettivo dichiarato è il rafforzamento della forza economica di queste aree (p. 57); gli strumenti sono i piani di governo, sin qui realizzati e che vanno completati, per sostenere e incentivare la ricerca, ma soprattutto le infrastrutture, che si rivelano centrali non solo in senso regionale, ma in una prospettiva geopolitica complessiva, ovvero di cruciale importanza nel collegare la Germania con l’Est e nell’assicurare i traffici dal Baltico sino all’Adriatico (p. 58). Seguono poi misure per rendere le pensioni dell’Est simili a quelle dell’Ovest e la prosecuzione di programmi federali per la promozione culturale nei Länder dell’Est. Interessante e da approfondire è la previsione di accompagnare e subordinare l’approvazione di leggi e di investimenti pubblici a specifici studi demografici (p. 39).

Come detto, la campagna dell’Union sembra aver riscossi maggiori frutti di quella di Steinbrück e della SPD: anche per la Merkel, però, resta aperto il problema del governo e di individuare possibili partner per costituire una maggioranza solida, visto che, stando ai sondaggi, la FDP non dispone di un consenso tale da garantire il proseguo dell’esperienza di governo con la CDU-CSU. La riproposizione della Grande coalizione con i socialdemocratici potrebbe essere una soluzione a questo stallo: la guida sarebbe affidata ancora alla Merkel se il suo partito dovesse confermarsi nuovamente il primo in Germania.

                                                                                                                             Fine prima puntata

                                                                                                                             Continua…

 

Qui un buon video (in tedesco) che illustra il funzionamento delle elezioni.

Qui un “atlante” delle elezioni con i risultati del 2009 e qui i principali sondaggi.

Ottimo e intuitivo il sito della Süddeutsche.

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