Brevi note sulle elezioni. Una panoramica introduttiva.

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Manca poco più di un mese alle prossime elezioni politiche in Germania (22 settembre 2013) e i principali commentatori sono concordi nell’indicare come unica vera variabile dello scontro politico la possibilità dell’attuale Cancelliera di continuare a governare insieme ai soli liberali della FDP o se, invece, dovrà cedere all’ipotesi di una riproposizione della grande coalizione con la SPD.

Angela Merkel è, al momento, secondo tutti i sondaggi in testa: se il Cancelliere venisse eletto direttamente dai cittadini tedeschi, la sua nomina non sarebbe in discussione tanto consistente è il divario con Peer Steinbrück, il candidato socialdemocratico. La vicenda del NSA e del rapporto con gli statunitensi ha fatto scricchiolare un po’ le certezze della Cancelliera, ma di certo il tema non potrà essere strumentalizzato eccessivamente dalla SPD. Allo stato attuale la Merkel riceve, come confermato anche dall’Economist, addirittura il 62% di apprezzamento dell’elettorato tedesco.

Essendo il sistema elettorale tedesco proporzionale, i problemi per la Cancelliera riguardano esclusivamente i partiti che sostengono la sua coalizione di governo. Al momento, l’Union, formata dalla CDU e dalla bavarese CSU, è in testa ai sondaggi, con circa il 38% (5% in più rispetto al 2009); più delicata è la situazione dei liberali della FDP: dovrebbero riuscire a superare la soglia di sbarramento con un circa il 5-6% dei voti ed entrare, così, in parlamento ma sono lontanissimi dal risultato del 2009, quando con oltre il 14% dei voti costituirono la vera sorpresa delle elezioni. In queste condizioni sarebbe impraticabile per Angela Merkel la strada di riproporre la medesima colazione “giallo-nera” che ha governato negli ultimi 4 anni.

La SPD non decolla: qualche punto percentuale in più rispetto al risultato del 2009 e un candidato, Peer Steinbrück che, per ora, non ha entusiasmato né lasciato intendere una strada diversa da quella tracciata da Angela Merkel. Nonostante la retorica di un’alternativa socialdemocratica, rilanciata lo scorso anno con l’elezione di Hollande in Francia, la SPD sembra ferma ad una richiesta di semplice alternanza dopo gli anni di governo Merkel (cinque dei quali condivisi proprio con la SPD). La formula, però, non convince l’elettorato tedesco, che nella Merkel vede il giusto compromesso tra la difesa degli interessi nazionali e l’implementazione del progetto comune europeo. Rispetto al realismo della Merkel, la proposta socialdemocratica sembra evanescente e, soprattutto, impraticabile senza l’aiuto dei partiti conservatori, i cui voti sono e saranno necessari per formare una coalizione.

Al momento, infatti, con i Verdi dati al 14% (+4% rispetto al 2009), per la socialdemocrazia sembra non esserci altra strada se non la riproposizione della Grande coalizione. Pesa su questo ruolo cardine dei conservatori, la totale incomunicabilità tra SPD e Linke. Il partito di Gregor Gysi e Oskar Lafontaine ha recuperato negli ultimi mesi qualcosina e dovrebbe rientrare in parlamento (ma sono, anche per la Linke, lontani tempi dell’11%: i sondaggi la danno attualmente tra il 7 e l’8%). La Linke e la SPD sono distanti anche solo da un accordo di massima e non perdono occasione per ribadire la sostanziale contrarietà ad ogni ipotesi di alleanza. Sia la Linke che la SPD soffrono di una certa inutilità che l’elettorato percepisce nelle loro proposte. L’unico accordo che potrebbe rappresentare un elemento di vera novità nel quadro politico è, dunque, da escludersi: se ne riparlerà probabilmente nel 2017, quando una generazione più giovane sarà chiamata alla guida di entrambi i partiti e finalmente potranno ripartire una discussione e un confronto.

Infine, vanno male anche i Pirati: il nuovo partito, sorpresa e rivelazione fino allo scorso anno in alcune elezioni territoriali, è stato incapace di darsi una struttura organizzativa efficace e, purtroppo, al momento sembra lontanissima la possibilità di entrare al Bundestag.

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