Dove va la Linke? #3

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Si è tenuta ieri a Berlino un’interessante conferenza, le cui conclusioni erano affidate ad Oskar Lafontaine: l’iniziativa è stata formalmente promossa dalla rivista on line Freiheit durch Sozialismus con l’esplicito obiettivo di discutere come rafforzare la Linke in vista delle elezioni del prossimo anno. Sono intervenuti numerosi militanti, provenienti da diverse città, oltre ai saluti del movimento Occupy di Francoforte, sino a sabato impegnato in una mobilitazione particolarmente riuscita. Avrebbe dovuto partecipare anche Jean-Luc Mélenchon, ma è stato trattenuto in Francia dalla campagna elettorale.

L’intervento di Lafontaine era, ovviamente, quello più atteso, soprattutto vista l’annunciata candidatura alla guida del partito.

Qualche precisazione: Oskar Lafontaine è un politico di lungo corso, socialdemocratico e persino ministro nel primo governo di Schröder, dal quale uscì in polemica con la “deriva” neoliberista di fine anni novanta. Restò inattivo sino ai primi anni del duemila, quando organizzò un gruppo, la WASG, che uscì dalla SPD, e, qualche anno dopo, avviò l’unificazione con la PDS, il partito erede della SED e presente ancora con un buon radicamento elettorale nei Länder dell’est, fondando così la Linke. Per molto tempo il nuovo partito è stato guardato con simpatia e persino speranza in tutta Europa, trattandosi di un esperimento che sembrava coniugare radicalità, pragmaticità e unità delle forze politiche, negli ultimi tempi, però, la situazione si è fatta difficile, prova ne sono le ripetute sconfitte elettorali. Lafontaine, che aveva lasciato al guida del partito nel 2009 per ragioni di salute, ha annunciato di voler ritornare, ma solo a condizione che la propria candidatura unificasse il partito. Ovvero: dietro la richiesta di unità si celava un chiaro messaggio a Dietmar Bartsch, il quale da mesi aveva annunciato la propria candidatura alla guida del partito, che, almeno per il momento, non sembra essere disposto a ritirare.

Purtroppo l’iniziativa è partita male: tra i materiali della conferenza spiccava un appello a sostegno della candidatura di Lafontaine. Il partito, vi si legge, non può perdersi in dibattiti personalistici e in divisioni sulla dirigenza ma deve affrontare con efficacia la crisi politica e proporre soluzioni idonee. A questo (senza dubbio meritevole e condivisibile) intento segue la sola (e paradossale) conclusione che Lafontaine sia l’unica persona giusta per guidare il partito e farlo uscire dalla crisi. Inoltre Bartsch deve ritirare la propria candidatura, proprio per il bene del partito e della sua unità: non proprio un buon esempio di democrazia interna e di qualità della riflessione politica (per la verità qualche militante lo ha fatto notare).

Oskar il Rosso nel suo intervento di quasi un’ora ha cercato di affontare le ragioni della crisi del partito, individuate prevalentemente nelle divisioni interne e nella necessità di una gestione unitaria. Lafontaine ha ripetuto più volte il concetto di una certa diversità della Linke dagli altri partiti: solo essa sarebbe davvero democratica (nel senso di possedere una definizione sostanziale del concetto di democrazia che, per Lafontaine, consiste nella forza della maggioranza). A questa critica segue la richiesta di più Europa (concetto inscindibile, sempre secondo Lafontaine, con quello di democrazia), anche se è del tutto mancata una riflessione su cosa sia davvero l’Europa, cosa dovrebbe essere e come renderla democratica. Immancabile, inoltre, la richiesta di Eurobond.

Tra le pecche individuate da Lafontaine la mancata messa a tema di internet, sia come risorsa del partito che come questione da affrontare politicamente: su questo Lafontaine ha sollecitato una discussione insieme ai Pirati. Onestamente un po’ poco: a Lafontaine non manca certo il carisima (straordinaria la capacità di modulare il tono della voce, a momenti forte e deciso, quasi violento, sino a istanti in cui è quasi impercettibile, sino a renderlo quasi ipnotico), ma il suo contributo appare ancora lontano dall’immaginare una strada per condurre il partito fuori dalla crisi.

Ad esempio l’idea di una gestione unitaria del partito (una scissione sarebbe terrificante) è stata più volte sollecitata ma mai sostanziata con proposte reali: è mancata una chiara definizione di quali debbano essere le priorità del partito, le scadenze principali e le possibili alleanze. Anche il riferimento alla democraticità (esclusiva) della Linke sembra rimandare nuovamente ad una lotta serrata a sinistra con la SPD e non ad una rappresentanza di istanze specifiche all’interno di una (possibile) coalizione di governo. Tant’è che nulla è stato detto sul quadro politico interno tanto meno sulle scelte della Merkel, citata solo in chiave “europea”, estera: la sensazione è che Lafontaine abbia scelto nuovamente la strada della competizione a sinistra con la SPD, proponendo nuovamente un partito di lotta e parlamentare che, purtroppo, sembra mancare entrambi gli obiettivi. Vedremo nei prossimi giorni cosa accadrà in vista del congresso.

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