Dova va la Linke?#2

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Per la Linke, dopo le dure prove elettorali, la situazione si fa sempre più complicata: l’annuncio di un possibile ritorno alla guida del partito del padre nobile Oskar Lafontaine non sembra, per il momento, aver indotto Dietmar Bartsch, economista per formazione (dottorato di ricerca a Mosca) e cresciuto nella Germania dell’Est, a ritirare la propria candidatura. Lafontaine si era allontanato dalla guida del partito e dal Bundestag tre anni fa, anche per affrontare un cancro che gli era stato diagnosticato, mentre Bartsch è attualmente membro del Bundestag, prossimo ad una linea del partito più riformista e, apparentemente, meno radicale di quella del vecchio Oskar il rosso.

Sembra che il partito, nato dall’incontro della PDS, radicata nei vecchi Länder dell’Est, con il gruppo WASG (Lavoro e giustizia sociale) che raccolse fuoriusciti dalla SPD in disaccordo con le politiche troppo liberiste di Schröder e attratti dall’indiscusso carisma di Lafontaine, non sia ancora riuscito a superare questa divisione tra Est e Ovest. In realtà, come già osservato, il partito sembra smarrito in una crisi ben più profonda che ne richiama le stesse ragioni fondative.

Il congresso di Göttingen, che si terrà ai primi di giugno, potrà rappresentare un’occasione per discutere, sciogliere i nodi della nuova dirigenza e definire una nuova strategia politica. Al momento, però, si può già affermare che Lafontaine questa volta non potrà appellarsi solo al proprio carisma, tanto meno potrà limitarsi a presentare il partito come l’avversario più radicale della socialdemocrazia: la Linke non ha solo bisogno di una piccola truppa di eletti alla elezioni del prossimo anno, ma di affrontare concretamente le ragioni della crisi e del ruolo di un partito che, orgogliosamente ma con estrema semplicità, si definisce Linke. La messa in discussione del quadro politico tedesco passa, infatti, solo da una possibile cooperazione tra le forze nuove che stanno emergendo e la vecchia socialdemocrazia. Al momento i quattro punti che Bartsch ha sintetizzato e presentato il 14 maggio sembrano avviare una riflessione interessante (anche se tacciono sul nodo delle alleanze). Tutto ciò può avere un impatto anche su quello che rimane della sinistra europea.

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