Guten Abend, François…

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Lo speciale dell’ultimo numero del Time (Kiss Austerity Goodbye) è incentrato sulla possibilità che il neo presidente francese François Hollande riesca a modificare le politiche sin qui seadottate da Angela Merkel. Questa impostazione è radicata anche in buona parte dei progressisti europei: «There’s no indication yet that Berlin is softening, tough it’s clear austerity without growth stimulus can’t keep the troubled euro viable». Tra gli sponsor di Hollande, sempre secondo Time, c’è lo stesso Mario Monti, «who was not elected but appointed by Parliament, said the outcome of the French vote was a “call for a reflection on European policies”».

Simili analisi sono pressoché dominanti in Italia: nel nostro paese sembra essere tornato di moda il cliché, stupido e insensato, dei tedeschi come popolo egoista e incapace di affrontare questa crisi con vero spirito europeista.

In particolare la vittoria di Hollande rivitalizza ampi settori della sinistra italiana che sperano di modificare le politiche di Berlino per puntare ad una nuova stagione di crescita, inaugurata da una riforma della BCE e dai famosi Euorobond che dovrebbero finanziare un nuovo piano Marshal. Questo approccio va indagato: al momento possiamo limitarci a dire che queste parole d’ordine (che straordinariamente compattano quasi tutto il mondo politico italiano) hanno impedito di mettere a tema la questione dello stato delle imprese italiane, che richiede invece interventi urgenti e improrogabili, e quello di una patrimoniale.

Nel frattempo, un editoriale di Die Zeit, giornale non conservatore ma certamente nemmeno radicale, difende la Merkel, invitandola ad andare avanti sulla strada del rigore e dell’integrazione un passo alla volta. Nella parte finale dell’editoriale traspare un particolare di solito poco notato dagli analisti ma di grande impatto: la Zeit afferma che le riforme arriveranno, persino gli Eurobond sfanno parte di provvedimenti da mettere in agenda, ma a costo di una vera disciplina economica comune. Il punto, dunque, è la quota di sovranità degli Stati nazionali che occorre mettere in discussione. L’idea, invece, di una crescita finanziata esclusivamente tramite la BCE allude ad uno spazio europeo del tutto ininfluente politicamente e completamente privo di un’agenda comune. Paradossalmente la Merkel appare come la più europeista fra gli statisti del vecchio continente. Su questi punti occorre continuare a ragionare.

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