Torna il terrorismo?

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La grande stampa italiana attribuisce agli anarchici della FAI la responsabilità dell’attentato al dirigente dell’Ansaldo Roberto Adinolfi. La sigla sembra richiamare la gloriosa FAI, la Federazione anarchica italiana: se cliccate sul sito, trovate gli indirizzi delle sedi. Onestamente non so se corrispondano ad indirizzi veri, ma la FAI non ha mai avuto la struttura di un’organizzazione clandestina o militare. In realtà, leggendo la rivendicazione, si scopre che la FAI in questione è la Federazione anarchica informale, ovviamente, però, nessuno ci presta attenzione, tanto meno qualcuno precisa la distinzione: i responsabile sono gli “anarchici”, tutti, senza esclusione.

Ora, anche solo sfogliando la storia d’Italia degli ultimi anni, si può facilmente individuare una costante: gli investigatori, quando non sanno che fare (per non dire di peggio…), parlano di pista anarchica, di sospetti nel mondo anarchico, di indizi contro gli anarchici. Ma chi sarebbero questi anarchici? Nessuno lo sa: in questo modo, potenzialmente, tutti possono essere potenziali sospetti. Gli anarchici, per definizione, non posseggono una struttura organizzativa efficace e, pertanto, sono sempre stati bersagli prediletti (oltre che utili: colpire gli anarchici significa sparare nel mucchio).

Oltre alla ovvia condanna dell’attentato c’è da fare qualche ulteriore considerazione marginale: esiste un legame tra questo gruppo e le BR che hanno realizzato gli assassini di Biagi e D’Antona? Francamente direi di no ed è palese che siamo di fronte ad un totale cambiamento di strategia: non c’è stato un omicidio (vale la pena di dire, senza esitazioni, per fortuna) e non è stata colpita una persona prossima al governo, ma un dirigente d’azienda. Il nucleare è un tema, per quanto posso ricordare, per così dire “nuovo” nel mondo terrorista: si potrebbe azzardare che questo sia un segno di debolezza della struttura che colpisce un soggetto qualsiasi, non direttamente impegnato in riforme o in attività di governo. In questo modo lo spettro dei possibili soggetti a rischio di questa ennesima follia si fa molto più ampio. Da notare che non si ricerca alcuna solidarietà o condivisione da parte operaia (una volta si sarebbe detto della classe operaia): si tenta, invece, una saldatura con i movimenti che lottano contro il nucleare e per la difesa del territorio (da qui l’invocazione di cercare “complicità”, nelle ultime righe). Specularmente è ragionevole attendersi, quindi, che la criminalizzazione proseguirà con quei movimenti che, ad esempio, lottano contro la TAV (da notare che i “treni ad alta velocità” sono espressamente citati) etc.

Il linguaggio del documento è inedito, abbastanza delirante, confuso e a tratti povero nell’elaborazione: il connubio capitale-scienza è descritto in modo rozzo e si prefigura un mondo in cui l’uomo viva libero e in pace, in una sorta di originario stato di natura. Nulla a che fare, dunque, con le BR storiche.

Infine, inquietante, è l’esplicita ammissione della sconfitta: chi ha redatto il testo è consapevole dell’inevitabilità del proprio fallimento eppure non rinuncia ad accusare gli “altri” (quelli che si limitano “ad articoli infuocati”) di essere del tutto servi del e nel sistema.

A questo punto si può solo cercare di mantenere alta l’attenzione, continuare con le mobilitazioni democratiche, evitare provvedimenti speciali e perseverare nella denuncia del clima di criminalizzazione degli ultimi mesi. Oltre, ovviamente, ad augurare una pronta guarigione a Roberto Adinolfi.

4 comments

  1. Leggendo la rivendicazione e l’elenco di precursori citati mi sembra di cogliere invece una certa coerenza di fondo rispetto a un certo tipo di ideologia anarchista che si è andata diffondendosi negli ultimi decenni: in effetti qui il marxismo ossificato delle BR non c’entra niente, il riferimento è piuttosto all’arcipelago, culturalmente piuttosto composito, dell’anarchismo neo-primitivista, o più in generale di matrice “verde”. La vera novità è che le azioni extra legali di gruppi ispirati a questa ideologia anti capitalista e naturista si erano sempre focalizzate sul sabotaggio.

    1. Onestamente continuo a non riuscire ad ipotizzare una connessione con gruppi “storici”. Anche la novità cui fai riferimento (dal sabotaggio alla gambizzazione) mi sembra rilevante e fa pensare a qualcosa di nuovo.

  2. L’idea di fondo espressa nella rivendicazione, un frontale piuttosto violento tra Rousseau, Bakunin (e Kropotkin?) e certe tesi – piuttosto discutibili – di antropologia, esiste almeno fin dagli anni ottanta, e aveva trovato un certo seguito nel sabotaggio di ripetitori, tralicci et similia: tutte azioni che per loro stessa natura non provocano l’eccessivo clamore di una gambizzazione. Generalmente le azioni poste fuori della legalità di questi gruppi erano giustificate a partire da una precisa presa di posizione ideologica: la denuncia dell’ipocrisia, legata al feticismo capitalista, per cui la distruzione di un oggetto, il vandalismo o il sabotaggio potessero essere considerati “violenza”, alla stregua del danneggiamento di una persona, anche considerato il fatto che erano proprio le strutture sabotate a essere in qualche modo violente contro l’uomo. La rottura ideologica dell’azione di Olga – ammesso che siano stati loro – e del loro manifesto è qui, nel passaggio dal sabotaggio all’azione armata contro una persona, sullo stile del vecchio terrorismo anni settanta, e non tanto nell’ispirazione di fondo ecologista, anti-militarista e anti-capitalista.

  3. Credo che, più o meno la pensiamo alla stesso modo. Tu parli di rottura: a mio avviso questa “rottura” è troppo profonda per parlare semplicemente di una nuova strategia, perchè mi smebra palese che siamo di fronte a gruppi del tutto nuovi. Vhe poco o nulla hanno in comune sia con il vecchio terrorismo che con i gruppi degli anni 80.

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